Goethe, letto e interpretato da Georg Simmel. Due personalità difficili, controverse, vitali. Voi vi chiederete “Perchè?”. Non ne bastava uno solo?

No, perchè il doppio a volte genera un raddoppiamento anche degli interessi. La filosofia di Simmel si fonde alla poesia di Goethe ed ognuno, all’insaputa dell’altro, ne esce migliorato. Il vitalismo perfetto di Goethe salva Simmel dalla roccaforte ostile della Filosofia, lo tira fuori dalla famosa torre d’avorio per calarlo in mezzo al mondo, lì dove l’uomo diventa tutt’uno con l’universo.

Non si può non sapere nulla di Goethe. Anche solo per essere stati costretti (e menomale!) durante gli anni del liceo a leggere “I dolori del giovane Werther” e incontrare con lui l’amore e nelle sue lettere trovare il suicidio perfetto. Poi, da grandi, se lo saremo mai, ci faremo in ogni epoca tentare dalle lusinghe del diavolo nel “Faust” comprendendo finalmente per un istante pieno cosa vuol dire essere corrotti. Goethe è l’uomo universale e così sapientemente parla di noi che sembra un battito dall’interno, dal centro perfetto dell’anima. Il cuore.

Simmel dà a Goethe e al suo flusso vitale la forma, la struttura. Lo inquadra nella storia, lo cristallizza guardandolo con gli occhi del sociologo, del filosofo, dell’economista.

Ciò che ne esce è una nuova composizione chimica, le affinità elettive. Questo libro, pubblicato da Quodlibet è la testimonianza della nascita di qualcosa di completamente nuovo, a partire da uno stesso problema in comune: la vita.

Un flusso per Goethe, uno schema per Simmel. Il genio e lo scienziato.Un’unica questione. Il posto dell’uomo nel mondo. Non è forse l’unica domanda che ci interessa fare da sempre?