Glamorama_Cosebelle_01

Da dove iniziare a raccontare Glamorama? Forse da una festa in cui sono tutti assurdamente belli, e a parte questo dato non del tutto irrilevante, non c’è molto altro da dire perchè i belli i ricchi e i famosi altro non sono che questo: la fiera delle vanità.

La vanità, da vanitas-atis, indica più che altro un’assenza, un vuoto di senso, una fugace rincorsa, uno sforzo che ignora il suo contenuto. In pittura poi, la vanitas rafforza il legame simbolico con la morte, andando a descrivere quei quadri che dell’inconsistenza e della fugacità della vita fanno il loro soggetto: le nature morte. Memento mori dunque Narciso, ricordati che devi morire.

Eppure per un bel pezzo negli anni ’90 in certe feste, in certi ambienti, tra certe persone, sembrava che un senso davvero ce l’avesse: il corpo, gli abiti alla moda, i capelli alla moda, le fidanzate top model cocainomani o heroin chic come si dice ora, i party con la musica giusta e le telecamere di Mtv addosso tutto il tempo (lasciatemi perdere, belli) ad inseguire l’It boy, l’It girl. E rimbalzare sulle labbra dei passanti il tuo nome così dolce, famoso per nulla, perchè nulla sai fare Victor, Victor Ward, tutti ne vogliono un pezzetto di te non ti pare?

E chi ci viene alla festa, Johnny, Kate, Winona, Eva, Naomi, che domande ci vengono tutti perchè chi non ci sta non esiste. Incontri il tuo bel volto su Vogue, Dio che capelli che ciglia, che labbra, lo incontri per strada sui cartelloni pubblicitari e alla tv, ma certo alla tv perchè le telecamere ti inseguono ovunque solo per filmare i tuoi giorni qualunque, che comunque “qualunque” non sono, ça va sans dire.

Eccoti qua, Victor su una nave da crociera piena di anziani che schifo, diretta in Europa. Le telecamere ci sono, va tutto bene, il mare è calmo. Qualcosa che stona, foto perlopiù, in cui ci sei tu, e che sei tu è innegabile: quei capelli quella pelle quelle labbra, eppure non ricordi, non ricordi i luoghi, le comparse, chissà, troppa droga, poca memoria.

Ti danno una barca di soldi solo per essere te e andare alle feste. Che pure in Europa sono sempre le stesse, attori attrici modelle stilisti, bagni e white party e coriandoli ovunque ti trovi. E in tutto questo tripudio di specchi sotto che forma potrà mai fare il suo ingresso l’orrore? Il sangue si nasconde dietro le luci dei set cinematografici (ma è sangue o succo di pomodoro?), nelle camere degli hotel di lusso, dietro le facce dai lineamenti perfetti che esplodono o si fanno esplodere in mezzo alla gente che conta meno di zero.

O forse ancora sei tu l’orrenda creatura, il tuo scomparire nello stagno, il tuo dissolverti nel nulla che incarni, imprigionato negli schermi, nelle foto patinate, sulle copertine delle riviste, sparpagliato in mezzo ai coriandoli.

Bret Easton Ellis ci svela i mostri della cultura dell’immagine, con ironia, sarcasmo e crudeltà. Glamorama è il non saper più distinguere tra finzione e realtà, originale e copia, propaganda e seduzione, bellezza e violenza. Sangue e coriandoli. Con il cuore che scoppia perchè non lo sai ma a quella festa magari sei invitato anche te. We’ll slide down the surface of things.