Giovanni Casu.

Giovanni è l’incrocio tra un’artista d’altri tempi e un grafico moderno. Sardo di nascita, parigino d’adozione e bohemienne per natura, da un paio d’anni vive a Berlino. Ci incontriamo nella sua galleria di Friedrichshain in un caldo pomeriggio di quasi estate. Un paio di sedie lungo il marciapiede, birretta alla mano e comincia la nostra chiacchierata.

CB – Ciao Giovanni. Come mai hai lasciato Parigi e sei venuto a vivere a Berlino?

GC – Ho vissuto lì per sette anni e anche se è una città che amo, stava diventando una routine. Quando comincia a diventare routine, per me significa che è il momento di andare. Anche il caso e i segni hanno  giocato  nelle scelte importanti – cerco di ascoltare l’ intuito. Una sera, mentre parlavo di questo con un’amica, sono passato di fronte ad una farmacia e ho letto per caso l’insegna al neon verde, diceva: “Va à Berlin”.  Abbiamo poi appurato che era solo il nome del farmacista “VABELIN” o qualcosa del genere, ma ho tenuto l’ errore di lettura come un’idea suggerita, plausibile e così ci siamo organizzati io ed altri amici e siamo venuti in perlustrazione.

CB – Cosa intendi dire con perlustrazione?

La perlustrazione è un attività nobile, consiste nel visitare un luogo per constatarne le potenzialità, le abitudini, la maniera di vita, dandosi come presupposto la possibilità di venirci a vivere e questo rende la visita un’esperienza quasi scientifica. Berlino in questo senso è come un grande fiore carnivoro, molto seducente, da subito. Soprattutto se vieni da grandi città.

CB – Hai una laurea in Scienze Politiche, com’è che ti sei messo a fare l’artista?

GC – All’inizio volevo fare il politico o il giornalista, ma mi sono reso presto conto che si trattava di una realtà piena di compromessi… Poi ho pensato di fare il fotoreporter, anche lì ero molto idealista.
Un ruolo sostanzioso nella scelta di lasciare l’Italia e andare a Parigi l’ha giocato il caso e una strana convinzione di non dover durare molto. Ne ero davvero convinto e a quel punto, sicuro di non avere troppo tempo, ho deciso di andare lì a fare ciò che mi piaceva davvero. Il mito bohemienne che avevo conosciuto tante volte attraverso i libri ha fatto il resto.

CB – Oggi tutti aspirano a fare gli artisti improvvisandosi designer o fotografi, tu invece hai seguito una via più “tradizionale”. Come hai imparato e come si evolve il tuo lavoro?

GC – Dipingevo fin da piccolo e ho sempre letto molto. Ho imparato così. Ho sperimentato diverse tecniche : i collage, la pittura ad olio e infine sono approdato ad una tecnica mista tra il disegno digitale e la pittura ad olio. Uso la tavoletta grafica come una tela. Esistono diversi modi di coniugare il disegno a computer con i metodi tradizionali della pittura ad olio. Ci sono numerose tecniche e possibilità, le sto esplorando.

CB – Hai già curato diverse gallerie qui a Berlino, oltre alla Ecke Gallery che è il tuo laboratorio. Quali progetti hai per il futuro?

GC – Lo scorso anno ho ideato con la curatrice Giusy Sanna il progetto Genau! Sardinia patrocinato dall’ente sardo Sardische Kulturzentrum Berlin. Quest anno stiamo preparando Holiday Island: un progetto che vedrà alcuni artisti internazionali che vivono qui a Berlino catapultati per una settimana a Samatzai, un paesino della Sardegna. Sono andato a vederlo, è davvero bellissimo, ci sono addirittura i nuraghi, ma è lontano anni luce dalla città in cui questi artisti vivono e lavorano. L’obiettivo del progetto è da un lato portare in luce la Sardegna moderna, senza interrompere il filo con il passato. Dall’altro, sarà interessante osservare come questi artisti reagiranno al territorio. Non penso siano preparati a quello che troveranno.