L’abbiamo aspettato a lungo e poi si è rivelato una delusione, come uscire finalmente con la persona che ci piace da un sacco di tempo per scoprire che è un’idiota con la fiatella. Succede, ma quando a tradirti è un vecchio amico come Gilmore Girls fa ancora più male.

Mentre tornavo di nuovo a Stars Hollow insieme alle mie amiche, circondate da cumuli di cibo spazzatura proprio come da tradizione, vedevo la stessa delusione montare a poco a poco sui nostri volti: un’amarezza che neppure le quantità mostruose di zuccheri e carboidrati che stavamo ingerendo riusciva a far scemare. Non sono bastati neanche i numerosi momenti riusciti dello show – i siparietti di Michel, la nuova vita di Emily, più tosta che mai, l’evoluzione di Paris, la commozione per la perdita di nonno Richard, sicuramente l’aspetto più azzeccato di questo revival – a dare un senso a queste sei ore di proiezione e mentre tornavo mestamente a casa dopo la nostra maratona ho lentamente realizzato qual era il vero problema. Non tanto il botulino di Lorelai o le scelte sbagliate di Rory, in campo sentimentale e lavorativo, e neppure quel finale buttato lì senza coerenza narrativa.

Gilmore Girls ci ha pugnalato alle spalle perché ha rinnegato quel forte senso di indipendenza femminile che ci aveva messo sette stagioni per costruire, con cui eravamo cresciute.

Gilmore Girls ci ha pugnalato alle spalle perché ha rinnegato quel forte senso di indipendenza femminile che ci aveva messo sette stagioni per costruire, con cui eravamo cresciute.
Lorelai a soli sedici anni riesce a emanciparsi dalla famiglia e a crescere sua figlia da sola, senza accettare di avere un uomo al suo fianco solo perché le convenzioni sociali lo richiedono, solo perché – come non smette di ripeterle nei decenni Emiliy – sposarsi era la scelta più giusta. E ce la fa, senza tanto piagnucolare (e senza neanche cucinare mai, ma questa è un’altra storia), creando la sua famiglia come voleva. Il miglior esempio di forza e autonomia femminile che andasse in onda negli anni in cui ero sempre un’ingenua liceale.
E Rory non era da meno. Certo, lei un po’ piagnucolosa lo è sempre stata e anche viziata, con una grave tendenza all’autosabotaggio e alle paranoie, sempre a sbandierare le sue grandi capacità per poi realizzarle solo in parte e con grande fatica, come tutti i veri insicuri. Eppure quando nella settimana stagione Rory decide di non sposare Logan anche se ne è innamorata per non rinunciare a tutto quello che il futuro può riservarle, per non lasciare che una relazione le tarpi le ali in così giovane età, mi ricordo di aver mentalmente applaudito a questa scelta intelligente, anzi mi sono rammaricata che qualcuno non mi avesse detto la stessa cosa prima che prendessi decisioni importanti sulla mia carriera solo perché stavo con il tal fidanzato (perché nel frattempo ero cresciuta e avevo avuto il tempo di inanellare la mia bella quantità d’errori).

Mi sono rammaricata che qualcuno non mi avesse detto la stessa cosa prima che prendessi decisioni importanti sulla mia carriera solo perché stavo con il tal fidanzato.

Insomma, dopo sette stagioni in cui le ragazze Gilmore spaccano i culi ci siamo ritrovate una Rory che a trentadue anni fa tutti gli sbagli che non ha commesso a venti e soprattutto aspetta fino in fondo che sia un uomo a salvarla. A farci male non è stato tanto il suo fallimento professionale, ma che ormai adulta si facesse usare come concubina dall’ex ragazzo in procinto di sposare un’altra solo per avere una casa gratis in cui stare a Londra, bottiglie di vino da trecento dollari a cena e qualcuno a cui appoggiarsi quando le cose si fanno difficili. E alla fine chi è a darle l’unica idea che sembra tirarla fuori dal pantano in cui è finita? Un altro ex boyfriend, Jess, l’unico che la capisce davvero. E certo, fu Jess a riportarla a Yale quando ebbe la prima crisi esistenziale, ma in quel caso lui si limitò a metterle uno specchio davanti e aiutarla a vedere ciò che era diventata – che poi è quello che dovrebbero fare i veri amici – mentre stavolta gioca un vero ruolo di deus ex machina senza il quale a lei non sarebbe mai venuto in mente di scrivere un libro.
Ciliegina sulla torta: Rory resta incinta. Difficile non vederlo come uno schiaffo in faccia a Lorelai e ai sacrifici che ha fatto per rendere la figlia una giovane autonoma e capace di gestire le proprie scelte, comprese quelle riproduttive, con intelligenza. Difficile non prenderlo come un oltraggio anche a tutte noi, che con Rory abbiamo condiviso la generazione e più di un sogno di gloria e magari abbiamo sperimentato la stessa frustrazione delle ambizioni inappagate e del mondo là fuori, così diverso da quello che ci avevano promesso negli anni d’oro pre crisi in cui frequentavamo l’università sognando di riuscire a fare la differenza.

gilmore-girls-ottava-stagione-femminismo

E quindi cara Amy Sherman-Palladino ti capisco se hai voluto rendere un omaggio (relativo) al realismo e dipingere una trentaduenne in crisi lavorativa (che prende aerei intercontinentali con la stessa frequenza con cui io prendo il bus, ma anche questa è un’altra storia), ma non ti posso perdonare di aver trasformato la nostra coetanea nell’ennesima donna debole, incapace di sfruttare i suoi talenti e buona solo ad autocompatirsi e a piangere sulla spalla di un uomo. Di personaggi femminili così ne abbiamo visti anche troppi, di Gilmore Girls invece ce n’era una sola.