Nell’era dei voli low-cost e del bagaglio a mano da controllare al centimetro e al grammo, imparare a sopravvivere a piccole vacanze con il minimo indispensabile è ormai un imperativo.

Prima di uno specifico viaggio quasi due anni fa, ero solita mettere tutto in valigia e imbarcare il bagaglio in stiva a costo anche di pagare la sovrattassa. Qualunque cosa pur di evitarmi lo sbattimento di pesare tutto, limitarmi nella scelta dei vestiti o delle cose da portare.

Nell’aprile di due anni fa ebbi la fortuna di fare un viaggio meraviglioso, potevo andare per nove giorni in Giappone, ma ad una condizione imprescindibile (non sto qui a spiegarvi i perché, ma era davvero una necessità): quella di viaggiare con solo bagaglio a mano. Andare in Giappone per nove giorni e con temperature previste comprese fra i 3° e i 20° (il tempo in quel periodo era un po’, come dire, ballerino) con solo bagaglio a mano è difficile, ma non impossibile. Si tratta solo di scegliere accuratamente cosa portare, premeditando tutti gli strati del famoso “abbigliamento a cipolla”, e ci si fa. Tornare dal Giappone dopo nove giorni con solo bagaglio a mano è una missione impossibile, perché il Giappone è un posto meraviglioso in cui compreresti qualunque cosa, ma io ce l’ho fatta. E se ce l’ho fatta è stato soltanto grazie a delle buste per mettere sottovuoto i vestiti, che mi hanno permesso di recuperare centimetri cubi preziosi nel mio minuscolo trolley per poterci infilare  tutto il ben-di-dio che ho comprato in quel paese meraviglioso. Con il sottovuoto si riesce a diminuire il volume del bagaglio anche del 70%, e questo in un minuscolo trolley fa una enorme differenza. A me ha permesso di trovare spazio per aggeggi e souvenir che altrimenti non avrei saputo come portare indietro, ma in generale il succo è che permette di sfruttare al meglio uno spazio molto limitato, con tutte le ovvie conseguenze.

Questo preambolo mi serviva solo a rendervi partecipi del fatto che parlo di vita vissuta, e che il mio cuoricino tutto geek ha avuto un sussulto quando ho messo gli occhi su questo concept. In estrema sintesi si tratta di una valigia con un compressore per sottovuoto integrato. Non ci sarà più bisogno di sedersi sulla valigia per chiuderla, non ci sarà più bisogno neanche di stritolare i vestiti nelle bustine per creare il sottovuoto, o di attaccarci aspirapolveri o altri marchingegni infernali per aspirare l’aria, la valigia farà tutto da sola.

Il progetto si chiama Pumpack, i designer sono Yejee Lee, Jongchan Mun, Seobin Oh e Woneui Hong, e ha vinto il premio Red Dot Design Concept 2011.

Spero che venga commercializzato presto, prestissimo. Già so che non potrò più vivere senza.