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Illustrazioni di Giorgia Bressan.

Per parlarvi di questo fiore meraviglioso, non possiamo non citare l’origine bizzarra e curiosa del suo nome: il termine “orchidea” fu usato per la prima volta da Teofrasto (filosofo dell’antica Grecia) tra il VI ed il V secolo a.C. quando scrisse il primo trattato sistematico di botanica farmaceutica. Dal momento che queste piante presentavano due tubercoli rotondeggianti alla base delle radici, vagamente somiglianti agli attributi genitali maschili, Teofrasto le chiamò Orchis che in greco significa testicoli, da cui il nome orchidee.

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Alcune specie di queste piante perenni hanno radici aeree rivestite di una pellicola che consente loro di assorbire l’umidità nell’aria. Le radici si sviluppano alla base delle foglie o fra di esse, e sono molto caratteristiche.  La maggior parte delle specie tropicali cresce sui tronchi degli alberi o sulle rocce; invece del terriccio (o in sua aggiunta) si consiglia di utilizzare pezzi di corteccia nei vasi. Le radici infatti assimilano anche da organismi in decomposizione, dei quali si nutrono. Le orchidee nel loro ambiente naturale sono ancora più suggestive, e per gli appassionati che non possono visitare la foresta tropicale, suggeriamo come ottima alternativa una visita qui. Attualmente è una pianta diffusa in tutti e cinque i continenti e questo fa riflettere sulla grande capacità di adattamento che la contraddistingue. Le Orchidaceae sono in grado di adattarsi ad ogni genere di habitat fatta eccezione per deserti e ghiacciai.

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I fiori hanno una tipica struttura alata, con tre petali superiori (sepali) e tre petali inferiori; uno di questi, detto labello, si differenzia per la forma dagli altri, attirando quindi gli insetti impollinatori. Le dimensioni e il colore del labello, come anche la forma del petalo cavo in cui si prolunga la sua base, mutano a seconda delle diverse specie. Le orchidee coltivate in appartamento hanno bisogno di molta luce e di essere bagnate di rado, una volta alla settimana circa. Come dicevamo si adattano facilmente alle temperature dei nostri ambienti interni. Ogni anno in gennaio/febbraio fioriscono, e la fioritura può durare fino all’estate dando molta soddisfazione.

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A testimonianza della passione che suscitano le orchidee, basta pensare che l’Inghilterra e l’Olanda dopo il XVI secolo contribuirono in modo così consistente alla scoperta ed alla diffusione di queste piante in Europa, che molte specie a noi note portano il nome di ricercatori ed appassionati. Questo è il caso di William Cattley (1788-1835) dal quale deriva il nome della Cattleya. Marcel Proust, invece, cita più volte l’orchidea (caricandola di un significato erotico) durante la sua Recherche, nel volume Sodoma e Gomorra. Addirittura nel linguaggio in codice dei due amanti descritti dall’autore, Odette e Swann, “fare cattleya” significherebbe l’atto del possesso fisico. I colori e la bellezza dei loro fiori rendono le orchidee delle piante molto desiderabili ed ambite, il fiore per eccellenza da regalare quando si è innamorati in quanto simboleggia la passione, la dedizione e l’amore. Trovo che regalare una pianta “viva” sia sempre preferibile rispetto ai mazzi di fiori recisi, che deperiscono presto e a differenza dei fiori in vaso non ci riservano alcuna sorpresa per il futuro rifiorendo ogni anno; scegliere l’orchidea per la festa degli innamorati potrebbe essere quindi di buon auspicio!