Sono arrivata in Giappone il quindici luglio, con un volo da Shanghai, per il Fuji Rock Festival. L’atmosfera nella metropoli era sempre più grigia, afosa, e appiccicosa, e senza un cielo azzurro non sembra mai realmente che sia arrivata l’estate, è solo maledettamente caldo. Fukuoka invece è ariosa e bella, vicina sia al mare che alle montagne, da anni nella lista Monocle delle venticinque città più vivibili al mondo. La vita lì è come quella in una cittadina italiana di media grandezza, solo che invece delle chiese e dei centri storici ci sono tutte quelle cose che rendono il Giappone così esotico e fatato.

La tipografia fluorescente dei caratteri giapponesi nelle insegne, i fili elettrici a vista che incornicino in modo bizzarramente bello le strade, i negozi minuscoli e super curati, i vecchietti molto educati ed eleganti che se capisci il giapponese ti parlano volentieri di tutta la loro vita. Hanno una cultura forte e meravigliosamente diversa dal resto del mondo. Il Giappone manca sempre molto alle persone che hanno avuto modo di conoscerlo, forse perché tocca corde della sensibilità che neanche sapevi esistessero. E poi la gente è così gentile e amichevole che è inevitabile trasformarsi involontariamente e temporaneamente in una persona più educata ed empatica. Lo noti se sei abituata a vivere in una metropoli della Cina continentale: non puoi essere una persona troppo educata e rispettosa e sopravvivere nella giungla di Shanghai, ma non puoi neanche essere quella persona un po’ rude che va di fretta e non saluta in una città pacifica e civilizzata come Fukuoka.

Strada di Fukuoka

Una strada di Fukuoka

“Siamo davvero contenti di essere tornati qui in Giappone, in un paese così bello e pacifico. Con tutto il casino che sta succedendo dall’altra parte del mondo ultimamente, venire qui è davvero una boccata d’aria fresca.”. Così dicono i Disclosure prima di finire il loro set in mezzo alle montagne del Fuji Rock Festival, set eccezionale durante il quale sono riusciti a far ballare e saltare ogni singolo giapponese presente (!). Il festival è qualcosa di indescrivibile, totalmente immerso nelle foreste e nel silenzio di una località sciistica del Giappone settentrionale. Il suono si propaga in modo impeccabile e cristallino nelle valli, e ogni palco è particolare. C’è il Main Stage dove i giapponesi si rilassano sull’erba o sulle loro colorate sedie pieghevoli, il Daydreaming Stage su una montagna che si raggiunge in funivia, il piccolo palco in mezzo alla foresta dove c’è musica acustica, il tendone rosso del Café de Paris con i suoi show bizzarri e performance burlesque. Si finisce ad immergersi completamente nell’ambiente circostante, vagare nei boschi, e godersi il set serale dei Sigur Rós distesi su una collina guardando le stelle.

L'area campeggio del Fuji Rock

L’area campeggio del Fuji Rock

Il concerto più bello della mia vita lo vedo qui, in una valle che sembra silenziosissima nonostante le migliaia di persone. James Blake è un talento naturale, e qualsiasi tintinnio dei piatti della batteria, qualsiasi incrinatura della voce, e qualsiasi silenzio, riecheggiano in modo bellissimo nella natura circostante. Poi c’è sempre tempo per la notte. Al Fuji Rock il consiglio è ballare fino alle quattro del mattino nei vari tendoni (ci suonano dj e produttori talentuosissimi), fare uno spuntino sfruttando le ultime ore di apertura degli stand F&B (hamburger avocado e gamberetti!), e andare a farsi un bagno alla sorgente termale lì vicino. Ah, e crollare nella propria claustrofobica tenda, che a quel punto data la stanchezza equivale ad una camera d’albergo cinque stelle con king size bed. Tornare dal Fuji Rock in un bus che va a zigzag tra le montagne e prendere l’aereo da Tokyo mi fa tornare alla vita reale, l’unico momento difficile del festival. Fuji Rock, spero ci rivedremo molto presto.

James Blake al Fuji Rock

James Blake al Fuji Rock

Tenete d’occhio il sito, noi l’anno prossimo ci torneremo di sicuro.