Se abiti sul confine, molti dei tuoi compagni di classe, vicini di casa e amici avranno scelto di lavorare dall’altra parte della dogana. Saranno dei frontalieri. Una cosa normalissima per me e per Fabrizio che siamo nati e cresciuti a Verbania, sul Lago Maggiore, che comprende sia l’Italia che la Svizzera.

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Diary of an Italian Borderworker

frontaliere [fron-ta-liè-re] s.m. (f. -ra)
Abitante di una zona di confine tra due stati. I frontalieri sono lavoratori, residenti in tale zona, che devono giornalmente varcare il confine per recarsi sul posto di lavoro.

In Canton Ticino, Svizzera, si contano attualmente oltre 62.000 presenze di lavoro frontaliere italiano. Verbania, come molte privince tra Piemonte e Lombardia, tocca il confine. Lavorare significa accettare di dividersi tra due stati, attraversare ogni mattina una dogana e sentirsi uno straniero, con le problematiche che si creano a causa del razzismo e del leghismo. Tra il Ticino e l’Italia non c’è così tanta differenza, si parla la stessa lingua, si condivide un bellissimo lago ma nonostante questo nella politica e nell’integrazione ci si scontra con un muro, un confine netto, inteso come una vera e propria divisione.

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Diary of an Italian Borderworker

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Diary of an Italian Borderworker

Diary of an Italian Borderworker è un progetto del fotografo Fabrizio Albertini, un racconto lungo le strade tortuose attraversate dai frontalieri. Un tema attualissimo dopo il referendum svizzero dello scorso 25 settembre, proposto dall’Udc e Lega Ticinese. «Un rapporto tra territorio e realtà lavorativa oltre il contesto occupazionale. È un viaggio che riporta la percezione di un paesaggio confinante e straniero». Le fotografie di Fabrizio, sospese, mostrano i luoghi, le persone e i loro dettagli del territorio dal punto di vista soggettivo, di chi è nato e cresciuto su un confine. Diary of an Italian Borderworker è quasi concluso, sta raccogliendo gli ultimi fondi attraverso il crowdfunding di KissKissBankBank per ultimare la pubblicazione del progetto, suo secondo libro per Skinnerboox

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Photo credit: Fabrizio Albertini

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Photo credit: Fabrizio Albertini

«Strada Statale 34, Lago Maggiore. È una bella giornata, finalmente. Il “Nulla da dichiarare” l’ho appeso allo specchietto retrovisore. Dogana. Scalo in seconda. La guardia di confine mi squadra velocemente. “Ok”. Alzo appena la mano dal volante. “Grazie”, non lo dico. Basta un cenno. Svizzera, Canton Ticino. Seconda, terza, quarta. […] Non ho fatto molta strada da casa ma tutto è già cambiato. Sono i dettagli che non riconosco. Non mi ci sono ancora abituato. I colori, le case, le scuole, i bar, il cibo, le automobili, i vestiti, la gente, questa pompa di benzina e tutto il resto. Mi sento distante. Sono molto lontano dal mio paese. Mi sento straniero.»

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Photo credit: Fabrizio Albertini