Frank_Cosebelle_01

Chi è Frank? Frank è Michael Fassbender con una gigantesca testa di cartapesta dipinta che ne maschera il volto. E questo, lo capite tutti, è un gran peccato per le estimatrici dell’attore. Ma non è un peccato per il panorama cinematografico indie che nel film Frank, di Lenny Abrahmson, trova un bel gioiellino.

Frank_Cosebelle_02

Un film surreale, a tratti commovente, a tratti esilarante, che non smette mai di disturbare. Perché disturba sempre il topos della maschera, noi che cerchiamo nei tratti del volto l’essenza, la verità. Cosa c’è di più falso di questo, un vecchio motto da Baci Perugina, gli occhi lo specchio dell’anima. Anch’essi null’altro che maschere, che indossiamo al mattino e caliamo la sera, il volto della seduzione, il volto del successo.

Frank_Cosebelle_03

Accade dunque che celare il volto riveli. Il talento ad esempio, che in Frank si fa elemento puro, genio trascinante, causa d’invidia. Risiede nella maschera, come la forza nei capelli di Sansone. Il talento, così inafferrabile, evanescente, sta in un feticcio, simulacro di un’immagine edulcorata d’ogni patimento.

Michael Fassbender as Frank Sidebottom in 'Frank'

Non si può avere successo con la nostra faccia, con le sue miserie e imperfezioni. L’ammirazione è scatenata dalla maschera, dal non sapere. Tra volto, maschera e verità si frappone un terzo elemento, i social network, che il cinema comincia a considerare un tema più che degno d’essere indagato. Dunque un terzo filtro, l’occhio collettivo che allontana una volta di più dall’essenza, vincendo il primato del voyeurismo.

Michael Fassbender in Frank

Guardiamo nascosti, come gli studiosi degli uccelli. Il virtuale che diventa più reale del vero. In testa lo schermo di un computer. Diventare famosi è solo una questione di click. Non conta il talento, ma l’evento. L’evento del giorno sulle bocche della grande comunità paesana di Internet.

Frank_Cosebelle_06

Gettare la maschera, cancellarsi da Facebook, la stessa medesima cosa: un suicidio. Il difficile è camminare per il mondo con la faccia con cui siamo nati, che forse non è perfetta, che forse non è brillante, che magari è debole, tormentata, bisognosa d’aiuto, ma è nostra, l’ultimo baluardo di libertà che ancora ci appartiene.