“Non mi sono mai considerato un maestro, ma certo se qualcuno crede che tu lo sia bisogna tenerne conto in qualche modo”

www.lucaronconi.it

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In un pomeriggio d’autunno del 2003, al Teatro Piccolo di Milano, Luca Ronconi mi ha conquistato. In scena c’era lo spettacolo Le Rane di Aristofane. Ricordo ancora che ero seduta in alto, zona palchi, il mento appoggiato alla balaustra, lo stupore sul volto nell’osservare una scena che ho amato da subito.

Un cimitero di macchine distrutte, un’ambientazione urbana e deturpata rappresentavano una Atene contemporanea. Tutto era stramaledettamente autentico e fantastico allo stesso tempo, ecco il teatro che cercavo, quello che avevo tanto studiato. Da sempre appassionata dei meccanismi della scena tipici soprattutto del teatro barocco del 600 e 700, ritrovai proprio su quel palco la “maestosità” dello spazio e della scenografia. In quel momento nulla mi fu più chiaro, il teatro avrebbe fatto parte della mia vita, per nessuna ragione al mondo ci avrei rinunciato. Ed ora eccomi qui, a distanza di dieci anni abbondanti a salutare, a ricordare, colui che mi fece amare sin nel midollo la scena.

Le Rane 2003 - Illustrazione by Sara Zanella - www.trattonero.it

Le Rane 2003 – Illustrazione by Sara Zanella – www.trattonero.it

La notte del 21 febbraio il mondo del teatro è rimasto orfano di un Padre, alle volte vistoso, ingombrante, esagerato, macchinoso, laborioso e difficile. La notte del 21 febbraio se n’è andato silenziosamente e in sordina Luca Ronconi, all’età di 81 anni (l’8 marzo ne avrebbe compiuti 82) uno dei registi più grandi del panorama teatrale italiano, se non d’Europa, un innovatore della scena che ha rivoluzionato il modo di vivere il palco, di leggere il testo e di recitare.

Ammirato o detestato non si poteva imboccare la strada di mezzo con il maestro.

Non voglio citare i suoi lavori, i numerosi premi, gli incarichi prestigiosi che fecero di lui un colosso della scena teatrale italiana, sarebbe un elenco inutile e sterile. Vorrei ricordarlo da spettatrice e da studiosa di teatro come innovatore della scena, dove lo spazio diventava importante quanto l’attore, uno spazio sempre in movimento, dinamico con cui l’attore doveva relazionarsi in ogni attimo, confrontandosi e interagendo. La sua fu una carriera lunga quasi un centinaio di spettacoli, sempre unici, grandi, maestosi – “ Lo spettacolo dura solo cinque ore…” – sapeva lavorare in maniera dettagliata e minuziosa sui testi, scavando nelle intenzioni e nelle azioni, fabbricando felici o ossessive illusioni. L’attore veniva plasmato in una recitazione antinaturalistica che conquistò l’appellativo di “ronconiana”, mentre la scena molte volte cercava l’evasione fuori dal contesto teatrale, ricreandola all’interno di fabbriche, magazzini, università.

L'Orlando Furioso 1969 www.archiviofoto.unita.it

L’Orlando Furioso 1969 www.archiviofoto.unita.it

I suoi spettacoli scuotevano il pubblico, l’indifferenza non era di casa. Al regista interessava rappresentare ciò che per molti era impossibile, per lui il teatro non era evasione, era una cosa seria “io non voglio far evadere proprio nessuno”, cosi diceva. La scena, il palco, diventò un mezzo anche per esorcizzare i suoi fantasmi, luogo incontrastato dove materializzare le proprie paure, fantasie, ossessioni e magie. Come l’ultimo suo lavoro Lehman Trilogy, che simboleggia la sfida costante della sua ricerca, su testi, teatrali o letterari, che stimolassero il rapporto fra la parola scritta e la parola fatta vivere in palcoscenico.  L’identificazione della vita con il teatro non è mai stata così profonda come nel pensiero e nel lavoro quotidiano di Ronconi. Curati come dei “figli” i suoi lavori al calare del sipario della prima non aveva più intenzione di rivederli, per lui la bellezza del teatro era questa “il teatro c’è oggi ma domani è già passato non c’è più, non ha senso guardare indietro”.

Lolita 2001 - foto archivio www.lucaronconi.it

Lolita 2001 – foto archivio www.lucaronconi.it

Celestina 2014 - www.klpteatro.it

Celestina 2014 – www.klpteatro.it

Di quel teatro, di quella scena, lui ne fu il Maestro assoluto ed è per questo che oggi il teatro, gli attori, le compagnie, gli spettatori che hanno avuto modo di conoscerlo attraverso i suoi lavori, di incrociarlo nel corso della vita, di lavorarci assieme, hanno un po’ di vuoto dentro che sarà difficile colmare.

Ancora fino al 15 marzo in scena al Teatro Piccolo di Milano il suo ultimo lavoro, Lehman Trilogy. Avviso che è tutto sold out ma lo spettacolo verrà replicato ancora dal 12 al 31 maggio sempre al Piccolo di Milano.

Arrivederci Maestro.

Ho imparato a conoscere il mondo attraverso il teatro. Da adolescente ero completamente chiuso su me stesso. Poi facendo il regista, non l’attore, ho imparato a conoscere gli altri e me stesso”.