Foals.

Mi interrogo in modo assolutamente superficiale e frivolo sulle persone, emetto sentenze, parteggio senza apparente motivo per alcuni individui, sbaglio, mi acceco, mi illudo. Ultimamente mi accade spesso, passo molto tempo da sola e non mi spavento perchè ritengo che le persone di cui dobbiamo aver paura sono quelle che si sentono obbligate a parlare (spesso del nulla) e stare con qualcuno, in ogni momento. Passo molto tempo da sola perché, checché se ne dica, mi sto piuttosto simpatica, ma soprattutto ho la possibilità di farmi coinvolgere i sensi da qualcosa che non li invade, non nel senso negativo del termine. Ovviamente sapete di cosa sto parlando. A dire il vero in questo caso non è successo accidentalmente. Questi qui li ho cercati, in un modo molto piacevole, con una buona amica, una bella città, una moderatamente alcolica bevanda.

Curioso perchè i Foals sono il riassunto di una buona parte dei gruppi che ho raccontato in questi mesi, vediamo il lato positivo della cosa (tanto si sa che ormai tutti prendono spunto da tutti e non mi va di ribadirlo perché non avrebbe senso): innanzitutto sono bravi, giovani e credibili. Seconda cosa: ciò che colpisce della loro musica è l’assoluta varietà dei temi. Ma facciamo un passo indietro. Da Oxford, Inghilterra, i cinque membri della band attuale facevano parte di due gruppi distinti: The Edmund Fitzgerald e Face Meets Grill, per poi unirsi per formare appunto i Foals. Il 2008 è l’anno dell’album di debutto, Antidotes, che riscuote un buon successo in terra natia, piazzandosi in terza posizione nella classifica di vendita. Il singolo Cassius è il brano che più emerge rispetto agli altri, movimentato e rimbalzante, che non risparmia un riuscitissimo utilizzo di sax, tra melodie prettamente indie-dance. Notevole anche il videoclip e complimenti per la coraggiosa scelta di osare certe capigliature.

Due anni dopo è la volta di Total Life Forever, una sorta di svolta dal genere delle origini, più introspettivo e meno funk (come la band stessa ha affermato). Lasciando da parte la geekaggine caratteristica, tra i tanti dei Metronomy, i Foals abbracciano quella rilassatezza tipica dei Friendly Fires, da fresco pomeriggio di metà maggio in riva al mare, o della voglia di terre lontane dei Local Natives e Post War Years, ma ricordando lontanamente certi strimpellamenti più superficiali, marchi di fabbrica di The Wombats e Two Door Cinema Club. Total Life Forever, comunque, resta figlio di Antidotes perchè lo richiama nelle sonorità, diluite, ma organiche ed eteree, mature e mai banali, lontane dal tempo e dalla moda, consapevoli e cariche di tensione. L’album è un’opera precisa e colta, geniale e mondiale, non stupisce infatti il rimando a sensazioni tropicali e tribali nonostante l’origine della band, non proprio esotica. La speranza è di sentire ancora parlare di loro, sarebbe un peccato non accadesse.

Spanish Sahara – Video.