Live in Italia.

In questi giorni sui social (leggi Fb/Twitter), nel tran tran generale di gente su di giri per l’acquisto dei biglietti dei Radiohead, o delle date dei concerti di Bruce, sono riuscita a provare un po’ d’invidia solo per una cosa: i concerti dei Fleet Foxes a Roma e a Milano.
Ecco, io ero una di quelle che voleva esserci. E ora sta rosicando.
I Fleet Foxes sono una band folk/rock americana formatasi nel 2006.

Hanno ottenuto il successo grazie al primo disco omonimo “Fleet Foxes”, che ha ottenuto il disco d’oro in UK, ed è stato scelto come miglior disco dall’americano Billboard e dall’inglesissimo Pitchforck.
La copertina è un quadro di Hieronymus Bosch.
Un brano di questo primo album che racchiude il nucleo della band è sicuramente “White Winter Hymnal”.
Atmosfere cupe, e voci da coro gregoriano.
Quest’anno è uscito “Helpleness Blues”, un album nato da una lunga e ponderata gestazione; un album barocco pieno di melodie e ghirigori.

Se siete amanti del genere, o fan di Joanna Newsom, o melodie alla Simon & Garfunkel lo amerete. Un disco prettamente autunnale/invernale.
Raccolgono pro e contro nel pubblico, alcuni si annoiano, altri li amano, e non penso sia dovuto solo alle camice da boscaiolo e alle lunghe barbe.
L’album è così curato, che non saprei trovare un pezzo guida come per il primo. Da ascoltare, stop.
Consiglio la visione del video di “Shrine/An Argument”, estratto dell’ultimo album, realizzato dall’artista e grafico Sean Pecknold, che richiama molto a elementi mitologici, una piccola Arcadia in un video.

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