…piuttosto un fico secco!

Adesso che il costume lo abbiamo riposto nell’armadio, possiamo prendercela comoda e godere di uno dei gli ultimi frutti estivi, il fico.
In realtà probabilmente a fine primavera potreste aver gustato i fioroni, ossia i frutti della prima maturazione della pianta, ma tra fine agosto e settembre si raccolgono i fichi più dolci, con all’interno tutto il sole che vi ha fatto abbronzare.

Sono ricchi di zuccheri e controindicati nelle diete dimagranti, ma hanno anche un effetto lassativo e contengono discrete quantità di vitamina A, calcio e potassio, utili per ossa e denti; inoltre hanno anche proprietà digestive per gli enzimi che contengono al loro interno.
Insomma, sono una prelibatezza che si deve assaggiare, e anche in fretta!
Una volta maturi, i fichi si conservano meno a lungo del pesce, massimo due giorni; controllate che non abbiano perduto il loro siero e che non emettano quel classico odore acido. Se ne fate incetta, potreste prepararci delle ottime confetture e mostarde o utilizzarli in una prelibata “pie”.
Nel secondo caso, basterà unire ad una base di pastafrolla una composta di fichi ottenuta facendo caramellare per qualche minuto in padella i fichi tagliati in quattro e privati del solo picciolo, insieme a un po’ di zucchero di canna e cannella, e a piacere del rum. Come le classiche torte di Nonna Papera, la pie va richiusa con un altro disco di pastafrolla e cotta per un’oretta in forno a 180° lontana da… Ciccio!

Da golosa consumatrice di fichi, posso tranquillamente affermare che non ne esiste uno uguale all’altro: cambiano il colore della buccia, che varia da un giallo-verde fino ad un verde prato e ad un viola scuro; cambia la consistenza e i semi al suo interno, che possono essere sul marroncino e dolcissimi, oppure potreste trovarvi un interno rosa carico con un gusto agrumato.
Da piccola a casa mia non si compravano mai i fichi, tanto è comune trovare le piante nelle zone di campagna e arrampicarsi per riempirne cestini, foderati delle stesse foglie di fico che sono adattissime per la loro conservazione in frigo (in mancanza potete utilizzare il sacchetto di carta del pane o della carta assorbente).


Il fico è una pianta molto complessa dal punto di vista botanico, vi basterà sapere che esiste il caprafico (o fico fecondatore) sul quale crescono piccoli frutti non commestibili, e se li incrociate nelle campagne laziali probabilmente siete in prossimità di un pozzo aperto, per cui fate attenzione!
La produzione, concentrata soprattutto nelle zone del sud Italia, può avvenire una o due volte l’anno a seconda della varietà; se l’estate sarà piena di notti calde e stellate una pianta di fico produrrà fino a 4-5 quintali di frutti.

Un fico… secco in realtà non è una quisquisglia, ma il risultato dell’essiccamento della varietà a buccia gialla; tradizionalmente viene preparato nelle regioni meridionali, anche se a Carmignano, provincia di Prato, ne vantano una ricetta che è anche presidio Slow Food. Se volete gustare le prime “picce” toscane, aggregatevi alla festa di Benvenuto al fico secco che si terrà il 24 e il 25 ottobre proprio a Carmignano.