Le vecchie del primo piano

lunedì 06 febbraio 2012, ore 12.30

Egregio Sig. Flannery, sono Lisa Brown, l’inquilina del piano di sopra. Mi dispiace lasciare comunicazioni scritte nella cassetta delle lettere, ma tento di intercettarla da qualche giorno e le vecchie del primo piano non mi danno tregua per la riunione della prossima settimana. Essendo stata eletta – mio inutile malgrado – amministratrice condominiale, devo informarla che da nuovo inquilino sarebbe suo dovere (e onere) presenziare almeno alla prima di una terrificante serie.
Buona giornata,
Lisa

p.s. Sig. Flannery, mi accorgo ora di aver dato delle “vecchie” alle vecchie del primo piano ignorando completamente la sua condizione anagrafica. Non si fa, è inelegante e troppo facile per una trentenne! Quindi, nel caso in cui lei avesse sorpassato ampiamente i 50, vorrei specificare che ritengo ci sia un’ampia differenza tra vecchiaia e saggezza.

martedì 07 febbraio 2012, ore 00.52

Signorina Donnelly, sono un terribile vicino, me ne scuso. E sarò anche un terribile condomino perché credo mi sarà impossibile partecipare a quello che si presenta come un evento imperdibile! Resterò qui per poco (in realtà ho subaffittato la casa del nuovo VERO prossimo inquilino), giusto il tempo di finire una cosa che mi sta a cuore e tornare ai rumori della città.
Grazie per la sua cura e, se le fa piacere, mi tenga informato sugli esiti della riunione!
Ed

p.s. Non so cosa avrei dato per dirle che ero in pensione… ma ahimè, non supero i 40. Comunque, ho apprezzato la sua puntualizzazione.

giovedì 09 febbraio 2012, ore 11.55

Sig. Flannery, sarò sincera: da quando mi ha detto che “deve finire una cosa che le sta a cuore”, da amministratrice condominiale e da sua vicina, non riesco a sentirmi tranquilla… non sarà mica un serial killer in trasferta? In caso affermativo mi dica quando vuole avventurarsi dalle parti del primo piano…
Con discreto timore,
Lisa

mercoledì 10 febbraio 2012, ore 02.45

Peggio, mia cara Lisa: sono uno scrittore. Ha presente la categoria? Brutta gente: siamo esseri notturni in cerca di un buon congiuntivo.
Mi trovo da queste parti per finire il mio libro: a casa non rigavo dritto e così il mio editore mi ha spedito qui. Dunque, per sedare le sue preoccupazioni, potrei uccidere di noia ma credo che non verrei citato in giudizio…
Ah, mi chiami pure Ed. La riunione è alle porte… sono con lei.
Ed

p.s. Mi dica, Lisa, ci si può abituare ad un panorama così pieno di mare e di cielo come il vostro?

martedì 14 febbraio 2012, ore 11.00

Caro Ed, le scrivo perché stanotte l’ho sentita camminare avanti e indietro in quello che dovrebbe essere il suo salotto. Problemi con il penultimo capitolo? Mi dica cosa possiamo fare per lei: io e le vecchie sappiamo essere ispiranti, mi creda!
La riunione è andata magnificamente. La prima mezz’ora l’abbiamo spesa a parlare di ipertensione e geloni ai piedi, la seconda ci siamo chieste (sì, glielo confermo: siamo tutte donne, tranne il nipote della signora dell’ultimo piano, quello con i capelli viola melanzana) come poter evitare che i quattro bambini rimasti giochino in cortile dalle 16 alle 16.15. Disturbano, Ed! Hanno vocine capaci di squarciare il desolante nulla del nostro paesino!
Ci sei mancato, avremmo potuto farti una tisana e chiederti del tuo rapporto con le vene varicose. Peccato. Per te, dico. Un gran peccato!
Mi accorgo di averti dato del tu. Lo ritieni sconveniente?

p.s. Per rispondere alla tua domanda: sì, ci si abitua anche a questo bellissimo mare. Ma dopo che me l’hai chiesto, mi accorgo di guardarlo con occhi diversi.

giovedì 16 febbraio 2012, ore 03.00

Cara Lisa, hai fatto benissimo a darmi del tu. Io, recuperando l’ultimo residuo di umanità, avrei dovuto per esempio invitarti a cena, offrirti il vino corposo che bevete da queste parti e presentarmi come si conviene, evitando di ricorrere a carta e penna come fossimo lontani chilometri e chilometri. Mi scuso ancora una volta.
Parto, Lisa. Ho chiuso tutto e torno a casa con la coda tra le gambe, un ritardo cronico e la nomea dell’autore fragile, sempre ad un passo dalla crisi isterica. Il libro è buono, passerò del tempo a scornami con tutti quelli che lo vogliono far diventare altro e infine lo promuoverò in ogni dove.
Ma poi torno qui: sono già d’accordo con il mio amico. Dice che la casa non gli servirà che per alcuni periodi estivi e che per il resto dell’anno posso considerarla mia. Se avrai piacere, e compatibilmente con i tuoi impegni da amministratrice condominiale, ti inviterò a fare qualche bella passeggiata.
Ti ho vista l’altro ieri. Non pensare a me come ad un impiccione: ho chiuso una finestra che sbatteva violentemente, il tempo di sistemare la tendina e di scrutare le intenzioni del cielo, ed eri lì, che caracollavi sulla riva pietrosa di un mare indisciplinato. Il vento ti scompigliava i capelli e tu procedevi intirizzita, intenta a scrutare un orizzonte solo tuo.
Tornerò a farmi indicare quel punto che ti portava via, se lo vorrai.
Ed

ps: Allego il mio indirizzo cittadino, nel caso di golpe condominiale ad opera delle vecchie  (e non sagge) del primo piano.
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Parole di Camilla Ronzullo – Zelda was a Writer

Illustrazione di Michela Buttignol