Sono passati poco più di due anni dall’ultimo disco dei Fast Animals and Slow Kids, Alaska: un ghiacciolo pronto a sciogliersi sulle colline umbre, compatto e dritto al punto, con tutta la voglia di urlare al mondo ciò che non ci si riesce più a tenere dentro.

Due anni in cui uno sfogo (quasi generazionale) è maturato nella distanza, nello spazio che ha separato ciò che era da ciò che è, tra suoni e parole alla luce di quello che non abbiamo la forza né il potere di cambiare. Forse non è la felicità, questo è il titolo del nuovo album dei FASK e il modo in cui questi ragazzi di Perugia continuano a seguire il loro percorso restando fedeli alla “casa base”: spontanei, la verità senza la giusta inquadratura, 11 pezzi dove la consapevolezza prende il posto della nostalgia. C’è sempre un momento, un preciso impercettibile attimo, in cui il passato non è più rimpianto ma solo un ricordo lucido: Annabelle, primo singolo estratto dall’album, è esattamente il ponte tra Alaska e Forse non è la felicità. Resta la carica del suono e pure la voglia di spaccare tutto, sì, ma mossa da altri sentimenti.

La felicità è una cosa seria, no? Ecco, allora, se c’è deve essere assoluta. Senza ombre, senza pena […] E poi io non sono abituato alla felicità” è così che Michele risponde a Bianca nel film di Nanni Moretti, bloccato nella sua vita come una mosca in un bicchiere, tra difese di vetro e paura di star bene là fuori, nella verità delle cose, al di là dei suoi cervellotici pensieri. Ecco, i FASK ci cantano di quanto sia bello viversela, starci bene, male, quel che sia. Guardare le cose che accadono senza schiacciarle, non perderci la bellezza, non perderci la “tenera età”. La nostra verità è che siamo rimasti letteralmente travolti dall’energia dei Fast Animals and Slow Kids: sarà la carica dei loro live, sarà quella sorta di purezza e spontaneità che non ha bisogno di effetti speciali per far colpo, sarà che la felicità è una cosa semplice come lasciarsi andare a qualche bella nota.