Metric.

Da brava quindicenne, nell’ultimo periodo ho letto tutta la saga di Twilight e visto tutti i relativi film usciti finora. Non che me ne vergogni eccessivamente, ci sono quelle della mia età (o più grandi) che giocano a fare le fashion blogger o a fare le PR di eventi electro quando fino a 3 anni fa rubavano alla mamma la matita nera per gli occhi per essere più emo. O quelle che sparano parole totalmente a caso dopo un numero indefinito di sostanze non identificate e si sentono le scrittrici di questo cavolo.

Così, non facendo male a nessuno, mi sono rifugiata nel mio angolino buio nella mia cameretta e mi sono messa a leggere questo numero infinito di pagine, scritte anche inspiegabilmente bene. La storia, vabbè, mi ha coinvolta il giusto, grazie al cielo ho la maturità necessaria per rendermi conto che il confine tra realtà e fantasia è abbastanza definito. I protagonisti del film sono belli (e certo, mica poteva esserci un’ultraventenne insicura e sovrappeso, per esempio), il doppiaggio italiano è osceno ma la colonna sonora dell’ultimo film (Eclipse) è firmata Howard Shore, ed in alcune parti mi scoprivo a dare più attenzione alla musica. Titoli di coda e sbam, la canzone che si pensa faccia sciogliere chi ancora è rimasto illeso dalla carica emotiva dell’ultima scena.

È All Yours dei Metric. Li avevo già notati lo scorso anno, in Italia sono diventati mediamente conosciuti con Gimme Sympathy, carino estratto di Fantasies, del 2009. Quest’ultimo è il quarto album in studio della band canadese, formata da Emily Haines, Joules Scott-Key, James Shaw e Josh Winstead. Starei a raccontarvi della loro carriera ventennale ma vi annoierei, quindi mi limiterò a parlarvi di Fantasies, appunto. Non vado proprio pazza per le band con elementi femminili, sono musicalmente maschilista e credo che, a meno che la donna non sia frontwoman (e di conseguenza indispensabile) possa tranquillamente evitare. Una band con una donna a suonare un qualsiasi strumento si gioca la credibilità. Detto questo, mi sa proprio che in questo caso Emily Haines sia indispensabile. Soprattutto perché il suo vocino (contralto, ci suggerisce Wikipedia) è qualcosa che sta a metà tra lo svampito e l’adorabile. L’album è sostanzialmente pop, pieno zeppo di synth e coretti. Niente di nuovo, ma si fa ascoltare ed è leggero. Degni di nota pezzi come Front Row, la sopracitata Gimme Simpathy ed Help I’m Alive. Il testo di Front Row è la precisa trascrizione dei pensieri di ogni ragazzina in prima fila ai concerti, mentre osserva il proprio idolo esibirsi.

He’s not perfect he’s a victim
Of his occupation
Social insulation
Secret intervention
Charging with possession
I just wanna watch him
Make or break and beat them

Un filo malinconico lega questi pezzi, salvo che esplodano verso la fine, in pieno stile Metric, misurati (scusate il gioco di parole) ed aggraziati. Non me ne vogliano, ma l’intero album è una potenziale colonna sonora per film adolescenziali leggermente disturbati. Ottimi come sottofondo per quello che vi pare, i brani di questo album sono gioiellini sexy ed ammiccanti, onesti e maturi. Quando la realtà supera la fantasia.