Il cimitero di Highgate.
Trattandosi di un cimitero, l’ironia sull’ ”ultimo viaggio” è fin troppo scontata, ma in effetti per arrivare a Highgate ci vuole tempo, pazienza e un po’ di fatica (a meno che non andiate in macchina; o che vi ci portino. Altra battuta, eh.)
Ma gli inglesi, con la loro intelligente ironia che li salva sempre in corner, sanno bene che l’unica corretta prospettiva sulla vita è prendere atto della sua temporaneità. E’ quindi con leggerezza che ci si deve accingere a questa visita; e ne vale assolutamente la pena.

Un’area del cimitero, che si visita da soli, è famosa soprattutto perché famosi ne sono gli ospiti, tra i quali Karl Marx, George Eliot e Malcom McLaren. All’altra sezione, la più bella, si accede solo con visita guidata, per cui non mi soffermo sulla storia, che vi verrà raccontata o che potete facilmente leggere da voi.

Vi racconto invece un aneddoto relativo alla mia visita in loco. Il tour è partito da qualche minuto e il gruppetto di visitatori già avanza tra le urne e gli angeli di pietra, lungo i sentieri fangosi (hm sì, aveva piovuto), quando la guida viene avvertita tramite walkie-talkie di attendere due visitatori aggiuntivi. Ci fermiamo, gli inglesi tra noi già spazientiti e pronti a rimproverare silenziosamente i ritardatari, quando ecco arrancano su per la collinetta due loschi figuri vestiti di nero. Il look da becchini dei nuovi arrivati ha dell’ironico, date le circostanze. All’avvicinarsi dei due giovani, i dettagli si chiariscono, nella fattispecie: un cappello con piuma, una striscia rossa dipinta sugli occhi, e un chiarissimo sentore di alcol che ci investe alla pronuncia del flebile “sorry fo’b’in’ late”. Evidentemente, dalla discoteca al cimitero, senza passare per il via. Nessuno batte ciglio, naturalmente, e la visita prosegue tra fango sdrucciolevole e sfiatate di vodka.
C’è un insegnamento in tutto ciò, badate bene. La vita è breve, godetevela. Fango al fango, polvere alla polvere. “Chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certezza”.