E già che ti dicono che un film l’ha fatto Banksy, come minimo lo vai a vedere.

Presentato alla Berlinale esattamente un anno fa, il primo lungometraggio documentario di uno degli artisti street più famosi del momento continua ad avere un enorme successo di pubblico “virale” e ovviamente distribuzione ufficiale in Italia pari a zero. Quindi armatevi di streaming.

Ci sono diversi motivi per cui vale la pena di vedere questa chicca, finora unica nel suo genere, al di là dell’ovvio interesse documentario per la visione di veri artisti street all’opera. E parlo di Shepard Fairey, Space Invader o Monsieur A. Insomma, non imbrattatori taggari qualunque.

Quello che non vi aspettereste mai da un film, aspettatevelo. Ridere e pensare. Uscire dalla sala cinematografica con il dubbio che il film sia tutta una bufala, o che peggio il film sia vero e la realtà una bufala assurda.
Non immaginatevi un documentario classico, né un polpettone autocelebrativo sull’artista. Abbandonate anche la speranza di vedere la faccia di Banksy. Potrete comunque scoprire qualcosa di molto speciale.

Dunque ora sarete curiosi di sapere: di cosa parla questo film? Difficile incastrarlo in un genere, o generalizzarne la trama. La storia parte da un punto preciso e si ribalta a metà per arrivare ad una conclusione tutt’altro che prevedibile. Una costante ma velata critica al mondo dell’arte ufficiale e a quello della street art – che negli ultimi tempi sono andati incrociandosi, scontrandosi, a volte confondendosi in maniera non sempre cristallina – il tutto raccontato in modo divertente. La verve umoristica e sarcastica e l’abilità di Banksy di fare domande, piuttosto che dare risposte, di manipolare abilmente i fatti per mostrare la sua versione delle cose e del mondo, vi terrà incollati increduli davanti allo schermo.

Se riuscite a trovarlo, buona visione!