Cercare di distinguersi è il modo migliore per non farlo affatto.

È quello che si evince dal lavoro di Ari Versluis ed Ellie Uyttenbroek, i due artisti  (rispettivamente fotografo e profiler), che dal 1994 hanno immortalato e catalogato per le strade di Rotterdam e in altre città di tutto il mondo vari tipi di fauna metropolitana. Il risultato è Exactitude, contrazione di exact e attitude: attraverso il primo, ingannevole colpo d’occhio, e la sorpresa che ne consegue facendo uno zoom su una qualsiasi serie, Versluis e Uyttenbroek ci pongono davanti alla contraddizione tra l’individualità, il bisogno di distinguersi, e l’inevitabile certezza di appartenere ad un genere preciso, quasi scientifico, di persone.

Ci siamo proprio tutti. Forse tu che leggi sei un “Carry Daddy” (padri che portano appesi al collo il pargolo), oppure uno dei “Rockers” col giaccone nero e il capello lungo impeccabilmente lisciato, o forse ancora una “Auntie Never Ever” (pimpanti nonnette vestite di viola e verde), o chissà cos’altro. L’unica certezza è che, per quanti tatuaggi, capelli colorati o tagliati in modi assurdi, per quanti vestiti vintage possiamo comprare al mercatino dell’usato, facciamo e faremo sempre parte di un gruppo. A noi capire se la cosa sia deprimente (forse), rassicurante (in un certo senso) o semplicemente interessante (direi proprio di sì).