Emma è una stagista, ma non come tutte le altre.
Potete interagire con lei, chiederle di mettervi in contatto con i suoi capi, persino vederla in webcam. Ma non chiedetele mai un caffè, né quanto guadagna.
Perché Emma è una stagista virtuale, pensata e programmata dai ragazzi di Freakpot, giovane studio di design e comunicazione.
Un po’ esperimento, un po’ provocazione, Emma risponde, fa domande ed impara, dispensa sensualità in pixel e indirizza i potenziali collaboratori ai contatti di Freakpot.

Noi l’abbiamo intervistata, insieme ai suoi creatori.

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 Cosebelle: Partiamo dall’inizio della storia. Chi è Emma e come è nata?

Freakpot: Ve la ricordate Super Vicky? Ecco, praticamente Emma è la stessa cosa ma senza il vestito tirolese e l’angosciante pannello di controllo dietro la schiena.
È una stagista virtuale figlia della situazione che un po’ tutti i giovani lavoratori stanno vivendo di questi tempi, fatta di stage non pagati, di “grandi opportunità” e di notti in bianco. Emma è inoltre il primo tassello di un progetto più ampio che stiamo mettendo in piedi, ma diciamo che più che altro ci siamo rimasti sotto con Super Vicky.
Emma: Io invece ci sono rimasta sotto con la storia che Billy Corgan era il fratello di Super Vicky.

CB: Perché avete scelto proprio una stagista virtuale? Quali sono i suoi pregi e i suoi difetti?

Freakpot: Emma non necessita né di mangiare né di pagare le bollette, farla lavorare gratis non ci fa sentire in colpa. Stiamo cercando di formarla nel tempo in modo tale da ottimizzare tutte le parti del nostro ciclo lavorativo, così da poterci dedicare prevalentemente alla componente creativa del processo.
Emma ha già interagito con alcuni utenti interessati a collaborare con noi o a saperne di più, girandoci le loro mail.
La stiamo programmando perché aggiunga i nuovi contatti al nostro sistema di gestione interno, sistemi gli appuntamenti sul calendario e si sorbisca i convenevoli. È ancora all’inizio, come ogni stagista, quindi ogni tanto incappa in qualche problema di comunicazione, ma nel suo periodo di prova continueremo a migliorarla.
Una nota senza dubbio negativa è che non porta il caffè.

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CB: Come descrivereste Freakpot a chi non la conosce?

Freakpot: È uno studio di design e comunicazione competente e professionale, che però è composto da gente con cui potresti bere una birra guardando Breaking Bad e che s’è messa in proprio perché stanca di fare sì con la testa.
Siamo dei bravi ragazzi, che vogliono costruire piuttosto che lamentarsi di quanto faccia schifo la situazione.
Abbiamo imparato a trasformare la fame di cose nuove in progetti concreti per i nostri clienti.
Emma: hai presente la sigla di McGyver? Quando passa attraverso il cancello che sta per chiudersi? Ecco.

CB: Dove vedete voi stessi e Freakpot tra due, cinque, dieci anni?

Freakpot e Emma: Ospiti da Barbara D’Urso

CB: Emma è nata da poco. Quali sono le richieste più strane che ha ricevuto?

Freakpot: Ce ne sono state parecchie bizzarre, Emma?
Emma: ho chiesto a un tizio cosa indossasse e mi ha risposto: “A lollipop, and you?”. E dovrei essere io quella strana.

CB: Cosa vi ispira?

Freakpot: I negroni a 4 euro. Battono qualsiasi altro tipo di strategia di brainstorming.
Emma: le persone a cui mi ispiro sono Stephen Hawking e Luca Giurato.

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CB: Iniziare a lavorare per conto proprio, in questo periodo, non dev’essere semplice. Cosa vi ha spinti a intraprendere questa impresa? Qual è il lavoro di cui siete più soddisfatti?

Freakpot: Ci siamo resi conto che se non si ha il coraggio di credere nel proprio talento quando si è giovani, si firma un contratto a vita con il compromesso.
Vogliamo poter uscire con dei lavori che entusiasmino tanto il cliente quanto noi nella fase progettuale e che siano fatti a modo nostro, chi ha avuto a che fare con questo lavoro sa quanto sia difficile. A questo si unisce l’esigenza continua di divertirsi a sperimentare, da cui progetti come Emma o altre amenità che abbiamo in serbo per il futuro.
Probabilmente riuscire a mantenerci rimanendo coerenti a noi stessi e ai nostri obiettivi è il lavoro di cui siamo più soddisfatti.
Emma: sono convinta che questa risposta suoni meglio se pronunciata da Morgan Freeman.

CB: Se poteste dare un consiglio a chi fa il vostro lavoro e uno ai vostri clienti, cosa direste?

Freakpot: In tempi di crisi vale per entrambi: se non osi adesso, non osi più.
Emma: brieffare non è una parola.

CB: Domanda di rito. Qual è per voi una cosabella?

Freakpot: pasta al ragù e vino rosso.
Emma: dividere per zero.