Ferite a morte” e le altre storie delle donne in Italia

Tante donne sono riuscite a raccontare il dramma di una violenza subita per mano di uomini. Alcune non hanno mai denunciato i loro carnefici. Moltissime altre avrebbero voluto farlo ma non hanno fatto in tempo. “Ferite a morte” è uno spettacolo teatrale, scritto e diretto da Serena Dandini, che ha raccolto storie di donne vittime di violenza affidandole ai racconti di altre donne come Concita Di GregorioMicaela RamazzottiLicia MigliettaAmbra AngioliniLorella Zanardo, tanto per citarne alcune. 105 sono le donne vittime di femminicidio in Italia dal mese di gennaio ad oggi, il dato è allarmante, soprattutto se si considera che queste donne sono state uccise dagli uomini ai quali erano legate sentimentalmente. Qualcuno li chiama delitti “passionali”, ma non c’è nulla di passionale in una morte violenta. Lo scopo che vuole raggiungere il progetto è quello di sensibilizzare le istituzioni, ancora troppo indifferenti al tema della violenza di genere e al femminicidio, affinché fermino questo folle sterminio, affinché mettano in atto le misure previste dalla Convenzione nazionale “No more”, nata per contrastare la violenza maschile sulle donne.

Gli spettacoli sono andati in scena nel Teatro Biondo di Palermo, al Teatro della Corte di Genova ed al Teatro Duse di Bologna e quest’ultima tappa ha visto in scena anche Elisa, una delle voci femminili più belle del panorama italiano.

COSEBELLE – Come è nata la collaborazione con Serena Dandini?
ELISA – Ci conosciamo e ci stimiamo reciprocamente da anni, è sempre un piacere fare qualcosa assieme, sopratutto con uno scopo importante come questo.

CB – Chi è l’interlocutore di “Ferite a morte”?
ELISA – “Ferite a morte” è uno spettacolo che denuncia una situazione ancora “indietro coi tempi” oltre che triste e spaventosa. Dobbiamo ancora allinearci con il resto dell’Europa per avere leggi che regolano una comunicazione migliore tra il dipartimento della violenza domestica e le forze della polizia … in altri Paesi dove questi dipartimenti collaborano in maniera molto più attiva si è visto un calo degli omicidi di questo tipo. Quindi ci si rivolge a tutti, ma sopratutto allo Stato Italiano stesso, perché risponda. A parlare sono proprio le donne uccise, in prima persona, grazie proprio a Serena Dandini che ha scelto una forma teatrale che le rende protagoniste anche in scena … tutti i racconti sono narrati in prima persona dalle attrici e dalle donne famose che “prestano la loro voce”.

CB – Il 30 novembre 2012 si è tenuto lo spettacolo a Bologna, al Teatro Duse. Quale è stata la storia che hai raccontato?
ELISA – “Alba chiara”, un racconto molto toccante di una ragazza di origini indiane che aveva una storia clandestina con un meccanico italiano che le aveva fatto scoprire le canzoni di Vasco Rossi, si amavano, ma la famiglia di lei non lo permetteva e suo padre e suo fratello l’hanno uccisa e seppellita in giardino.

CB – Quale il racconto che ha toccato più degli altri la tua sensibilità?
ELISA – “Il mostro ce l’avevamo in casa”, l’ho trovato terribilmente vero, molto molto triste, ma anche raccontato in modo ironico.

CB – “Femminicidio: violenza estrema da parte di un uomo verso una donna, perché è donna” (Diane Russel, sociologa) Ma cos’è che disturba realmente gli uomini?
ELISANon ne ho la più pallida idea. Se lo sapessi farei la psicologa!!! per me è surreale perché per fortuna pochissime volte nella mia vita ho conosciuto uomini violenti. Però posso dire questo, che spesso le donne hanno una forza interiore così grande che evidentemente da’ fastidio a chi ha disturbi, problemi interiori e non si sentono all’altezza o qualcosa del genere…

CB – Quanto gli stereotipi di genere sono responsabili dei femminicidi?
ELISAIo credo sia un problema legato a culture estreme, maschiliste e sopratutto a una grandissima ignoranza.

CB – Centocinque sono le donne uccise in Italia da gennaio ad oggi e i dati ISTAT confermano un numero sempre crescente soprattutto negli ultimi sette anni. Il dato è allarmante, qualcuno ipotizza l’introduzione nel codice penale italiano del reato di femminicidio. Sei d’accordo?
ELISASì, ma la cosa più urgente è che dovremmo sopratutto attivare il nostro governo a proteggere adeguatamente le sue cittadine.

CB – Cosa farebbe Elisa per sensibilizzare la coscienza degli uomini al problema della violenza sulle
ELISAPenso che lasciare che facciano, che si arrangino, che gestiscano anche loro tanti aspetti della vita quotidiana in famiglia, dei figli, di loro stessi sia un bel modo per far capire bene cosa voglia dire e forse poi verrebbe apprezzato un po’ di più o almeno rispettato un po’ di più il ruolo spesso multitasking e quasi da equilibriste che hanno molte donne oggi nella società moderna.