Eleganza senza artificio.

Quando più di un anno fa mi imbattei nello still life della raffinata Jane Chair, il desiderio di conoscerne l’autrice e di potermi confrontare con lei diventò più forte di me. Divisa tra la possibilità che mi scambiasse per una maniaca del Design e quella che cogliesse la mia sincera voglia di espandere le mie possibilità di comunicazione, decisi di dare una chance all’ “insostenibile leggerezza di Facebook” aggiungendola. Sono stata premiata: l’intervista che segue è il frutto di numerose chattate nella piazza virtuale di Zuckerberg con Elena Rurua, designer georgiana vincitrice di quattro premi “Best Product Design” per il “Book Of the Year”.

GM: A. Loos nel 1908 scriveva: “Noi non ci sediamo così perché il falegname ha fatto la sedia in questo o in quel modo, ma, poiché noi vogliamo sederci in questo modo, il falegname ha fatto così la sedia”. La domanda è d’obbligo: nella progettazione viene prima l’estetica o la funzionalità?

ER: Entrambe le cose. Il processo creativo inizia con un’idea originale, che, una volta matura, si trasforma in un oggetto funzionale capace allo stesso tempo di suscitare emozioni dal punto di vista estetico.

GM: Sono curiosa di conoscere tutte le fasi che dall’idea iniziale ti portano alla realizzazione del progetto. Grattacapi inclusi.

ER: Progettare è come vivere, non c’è uno schema predefinito: bisogna osservare, intuire, riflettere, imparare, tracciare una fitta rete di relazioni. E, come dici tu, si devono affrontare anche i grattacapi, che ci spingono a sperimentare nuove soluzioni, dando vita ad oggetti unici e geniali. Per cogliere cosa giace nascosto dietro ad un desiderio è necessaria una buona dose di sensibilità.

GM: Le tue creazioni sono state definite “minimaliste”. E’ un’etichetta in cui ti identifichi o che ti calza un po’ stretta?

ER: La frase “Less is more” mi rappresenta decisamente.

GM: L’eleganza visiva quasi “zen” ottenuta attraverso il processo di riduzione all’essenziale delle linee dell’oggetto è una costante della tua ricerca progettuale. La semplicità formale è un criterio o un risultato?

ER: E’ IL risultato. E’ come quando si racconta una storia: più si è chiari nel raccontarla, più è intuitivo coglierne la morale.

GM: Quale pezzo, fra quelli finora realizzati, ritieni sia maggiormente significativo della tua ricerca progettuale?

ER: La sedia “Jane” con la sua struttura base insolita e rivoluzionaria. Il suo design è razionale ma raffinato.

GM: Per un designer è importante che le capacità progettuali si coniughino con le abilità manageriali e con le iniziative imprenditoriali. Quanto sono d’aiuto in questa direzione i nuovi social network e come stanno cambiando l’esercizio della tua professione, dal reperimento di uno sponsor alle opportunità di contatto e mutualismo sociale con altri creativi?

ER: I social network costituiscono la strada più breve per arrivare alle aziende e alle persone influenti nel mercato di interesse. Sono un potente mezzo di comunicazione che permette non solo di ampliare la propria rete di contatti, ma anche di esprimersi liberamente. Con la pubblicazione on line dei miei lavori e delle mie idee progettuali ho attirato l’attenzione di professionisti e privati. Di recente, infatti, sono stata contattata sia da persone che mi hanno proposto delle collaborazioni, che da persone interessate ad acquistare la mia scrivania WD e il divano Ye. Attualmente sono in cerca di uno sponsor che mi aiuti a produrre alcuni miei progetti: oltre a candidarmi per il Salone Satellite 2012 di Milano confido nel passaparola della rete.

GM: Ultimamente si tende a celebrare dell’ Architettura soprattutto l’aspetto “iconico”: sei d’accordo con me nel ritenere che ci sia una tendenza a scambiare anche il Design per un valore di immagine più che di contenuto?

ER: Sì, credo sia una tendenza legata al fenomeno del consumismo e alla crescente offerta di oggetti da parte dell’industria: si cerca di sfruttare al massimo il valore auto-pubblicitario del prodotto per indurre all’acquisto.


GM: Nella società contemporanea il Design sembra essere legato alla soddisfazione dei desideri dell’uomo più che alle sue necessità. Ti pongo un’ultima (difficile) domanda: vedi un’ evoluzione nella tua produzione artistica?

ER: Dentro di me tutto è in costante evoluzione e ciò si riflette anche sulla mia produzione artistica, in quanto espressione di ciò che sento. E’ fondamentale continuare ad osare e sperimentare, perché la curiosità intellettuale è la prima qualità di un Designer.


E rimirando la grazia con cui la “Jane” si erige sulle sue due lunghe ed eleganti gambe, non v’è dubbio che la fervida mente di Elena attende solo di essere solleticata per mettersi alla prova.

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English Version

When more than one year ago I ran into the elegant Jane Chair’s still life, the desire to get to know the person behind the project and to have the chance to talk to her grew stronger and stronger inside me. Conflicted between the possibility she could mistake me for a Design maniac or that she would understand my sincere wish to communicate with her, I decided to leave it to chance by way of the “Unbearable Lightness of Facebook” and added her as a friend. My courage was rewarded: the following interview is a result of a lot of chats with Elena Rurua, the Georgian designer winner of four “Best Product Design” awards for “Book Of the Year”.

GM: Loos in 1908 wrote: “We don’t sit like this because a carpenter has constructed a chair in such and such a fashion, rather the carpenter makes the chair like this because we want to sit in such and such a way”. The question is compulsory: in Design, what does come first, aesthetics or functionality?

ER: Both. The creative process starts with an original idea, which, once mature, grows into a functional object that at the same time excites emotions from an aesthetic point of view.

GM: I am curious to know all the steps which lead from the initial idea to the realization of the project. Troubles included.

ER: Designing is like living, there is not a predeterminate scheme: it is necessary to observe, to sense, to think, to learn, to draw up a close net of relationships. And, as you said, even facing troubles is part of the game: it is in trying to solve them that we experiment with new solutions, giving life to unique and ingenious objects. To detect what lies hidden behind a desire a good amount of sensitivity is required.

GM: Your creations have been defined as “minimalistic”. Is it a label which represents you or one that restricts you?

ER: The phrase “Less is more” definitely suits me.

GM: The visual elegance almost “zen” obtained through the reduction process to the essential of the object’s design is a constant in your planning research. Is formal simplicity a criteria or a result?

ER: It is THE result. It is like when you tell a story: the clearer you are in telling it, the more intuitive it is for the other people to detect its moral.

GM: Which of your pieces among the ones you realized up to now, do you think is more representative of your planning research?

ER: The “Jane Chair”, with its unusual and revolutionary base structure. Its design is rational but refined.

GM: For a designer it is important that planning skills combine with managerial abilities and entrepreneurial initiatives. Do social networks help in this meaning and how are they changing the practice of your profession, from the sponsor research to the opportunities of contacts and social mutualism with other creative persons?

ER: Social networks are a more direct way to get to the companies and to important people involved in the Design market. They are a powerful mean of communication which allows not only to widen your network of contacts, but also to freely express yourself. With the online publication of my works and my projects I caught the attention of professional and private clients. Recently I’ve been contacted by people who proposed collaborations and by people who were interested in buying my WD Desk and Ye Sofa. Now I’m looking for a sponsor which could help me producing some of my projects: other than standing for the Salone Satellite 2012 in Milan, I trust the “word-of-mouth” advertising of the web.

GM: Lately there is a new trend to celebrate the “iconic” aspect of Architecture: do you agree with me in saying that something similar is happening in the Design field, mistaking it more for a visual rather than a content value?

ER: Yes, I believe this trend is connected to the consumerism phenomenon and to the growing offer of industrial objects: they try to exploit to the utmost the auto-promotional value of the product in order to persuade people to purchase it.

GM: Nowadays Design seems to be connected with the satisfaction of human desires rather than human needs. Here is one last (hard) question for you: can you see a natural evolution in your artistic production?

ER: Inside me everything is constantly changing and this is reflected in my work, because it’s the expression of what I feel. It’s fundamental to keep on venturing and trying things out, because intellectual curiosity is the first quality of a Designer.

And contemplating the gracefulness in which the “Jane” stands on her two long and elegant legs, there is no doubt that Elena’s lively mind is just waiting to be tickled to put herself to the test.