DAFT PUNK, 2006.

Thomas BangalterGuy- Manuel de Homem-Christo sono i Daft Punk.

Daft Punk sono due robot diventati tali a seguito di uno sfortunato incidente accaduto loro alle 9.09 del 9 settembre 1999, mentre lavoravano in studio.

Questo non gli ha impedito di fare dischi meravigliosi né, ed è questo ciò di cui ci occupiamo oggi, di girare un vero e proprio lungometraggio nel 2006, dal suggestivo titolo Electroma.

La poetica dei Daft Punk è intimamente legata al fatto di essere delle intelligenze artificiali: paesaggi asettici, desertici, sconfinati, volti di acciaio e metallo, una fotografia pulita come i ferri di un chirurgo.

Eppure qualcosa eccede l’immagine metallica nel ricordo di quell’umanità perduta e cercata rovistando tra i circuiti: è la nostalgia della carne che si svela nel disperato errare dei due protagonisti attraverso un mondo inospitale e freddo, inquietante neanche fosse Kubrick.

Il film attraverso il quale viaggiano i Daft Punk è muto, a scandire il ritmo è la musica che li accompagna mentre ne descrive le espressioni congelate dai caschi lucidi, una musica che non è la loro, come forse ci si aspetterebbe, bensì quella fatta dagli uomini, erotica nelle note di Curtis Mayfield, struggente in Chopin, familiare inBrian Eno.

In quello che è solo uno dei tanti mondi possibili, troviamo bambini robot e spose robot, i nostri protagonisti dovrebbero essere a loro agio come non mai, invece cercano rifugio nell’illusione della pelle sintetica, correndo incontro a un destino ingiusto che non gli regala altra scelta se non quella di divenire uomini, o morire mentre ci provano.

La scelta di dilatare le scene fino all’inverosimile ha fatto lasciare la sala a molti spettatori durante il Festival di Cannes 2006 in cui il film fu proiettato.

Eppure un deserto è un deserto e il tempo che non scorre è reso talmente bene che provoca arsura alla gola.

Come si possono rendere le emozioni, rinunciando alle parole, rinunciando alle espressioni?

I Daft Punk ancora una volta ci mostrano che la musica è un linguaggio compiuto e che anche le “cose” hanno un volto in un lungometraggio difficile ma visivamente esaltante.

Guardate il film fino alla fine, resistete al deserto e alla sete, mai al cinema il fuoco è stato così commovente.

Human After All fu a dir poco profetico: “Ecce Homo”direbbe Nietzsche, ovvero come si diventa ciò che si è.