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C’è un posto lontano da noi nel tempo e nello spazio dove la neve lambisce le sponde dell’Estate, dove l’Inverno ammanta di silenzio la disperazione degli ultimi e gli uomini crescono feroci come lupi. Se nasci in un ghetto creato per confinare i criminali ai margini della società, è difficile che tu divenga un giusto o un Nobel per la pace. Ma nemmeno è detto che tu non possa, coi pochi mezzi di cui disponi, rinnegare l’animale famelico che si impossessa di te e farti uomo.

Educazione Siberiana

Come per tutte le esistenze in natura c’è bisogno di un’educazione. Così come il cucciolo impara presto a diffidare del falso calore dell’uomo, e a seguire i precetti del capobranco, parimenti Kolima, piccolo criminale russo, impara a vivere grazie al nonno John Malkovic che gli impartisce una spietata Educazione Siberiana. In quelle terre dove nemmeno la polizia russa si spinge più, ci sono due tipi di criminali: i siberiani e gli altri.

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Gli uni son stati educati al disprezzo delle autorità e del denaro, possiedono una sorte di morale deviata che gli restituisce un poco di onore. Gli altri, persi e dimenticati da tutti, disprezzano se stessi e la vita e per questo sono destinati a soccombere. Kolima e Gagarin crescono insieme finchè le loro strade si dividono, per superbia o sfortuna. Quando si incontrano di nuovo Kolima è un siberiano a tutti gli effetti: sui tatuaggi incisi nella carne delle persone legge le loro storie, ha dalla sua parte una ragazza speciale che sembra una bambina, un coltello che è nato con lui e abbastanza saggezza per usarlo il meno possibile.

Gabriele Salvatores

Gagarin non è più amico di nessuno, tranne di chi gli fa comodo. Scopriranno crescendo che quello che disse loro il nonno da piccoli è una verità universale: “Un uomo non può possedere più di quello che il suo cuore può amare”.

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Gabriele Salvatores omaggia il romanzo cult di Nikolai Lilin facendoci riflettere su morale, dignità e amicizia. Forse ciò che rende tale un uomo è possedere qualcosa di sacro, che sia la famiglia, l’amore, la politica, la religione o la dignità. Alla perdita del sacro non c’è rimedio, solo la morte.