L’INDIPENDENTE

E’ strano come fai una cosa, ne pensi un’altra e l’evoluzione di tutto è ancora differente…

Parlo di questi post, su un blog diciamo “Femminile”, poi un giorno mi arriva un’email, da un ragazzo che si chiama Gianluigi Maino. Scrive: “Gran bella idea, se vuoi ti posso passare le materiale sull’ Indipedente.”

Ho preferito farlo fare a lui.

Grazie Gianluigi.

-Nel 1991 il giornalista economico Ricardo Franco Levi vide realizzata l’idea sulla quale lavorava da un paio d’anni: fondare e dirigere un quotidiano dallo stile anglosassone, l’Indipendente.

Un motto virgiliano («rerum cognoscere causas») sopra la testata e l’obiettivo di rivolgersi «alla fascia più alta dei lettori» e di farsi guidare dai princìpi di una «società aperta, liberale, ad economia di mercato» (dall’editoriale di presentazione sul primo numero). E anche: l’introduzione della grande fotonotizia in prima pagina, il lettering della testata identico a quello del britannico The Independent e un vicedirettore realmente inglese (John Colin Wyles). Tutti elementi che danno un’idea dello spirito del giornale. Che nel giro di due mesi esaurì però quasi completamente l’investimento iniziale di 50 miliardi di lire e si ritrovò con sole 20 mila persone disposte ad acquistarne una copia in edicola ogni giorno.

Al timone dell’Indipendente fu chiamato allora Vittorio Feltri, il quale risollevò sì i dati del venduto ma cambiò anche la rotta. E addio quotidiano compassato e British.

Qui si vuole celebrare la prima versione, che per neanche tre mesi rappresentò l’unico (ancora oggi) tentativo di fare un giornale di questo tipo in Italia. Da più parti in rete si è fantasticato sulla vicenda: chi ha parlato di riunioni di redazione all’ora del tè, chi di redattori vestiti da perfetti gentiluomini che si rivolgevano tra loro dandosi del voi. Tutte storie, ovviamente. Alle quali ogni tanto ci piace credere.-