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Estate. Tempo di mare, bruciature, amori e delusioni inaspettate come gli acquazzoni. Sospensione del tempo che galleggia, come una ciambella alla deriva, in attesa di incontrare uno scoglio e sgonfiarsi di ogni magnificenza. Solo l’Estate è capace di amplificare e insieme confondere la realtà delle cose i cui confini appaiono durante il resto dell’anno così ben disegnati.

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L’Estate è anche il tempo dei libri, pigramente abbandonati sugli asciugamani umidi, ad arricciarsi. Seguire il filo delle parole nell’ombra che taglia l’orizzonte delle ciglia umide, uno sguardo al testo e uno sempre all’acqua, così desiderata. Come si è distratti d’Estate. Tanto che forse sarebbe meglio indirizzarsi verso un bel libro illustrato capace di proiettare le immagini come un cinematografo all’aperto.

Tra tutti quelli proposti il più adatto ci sembra “E la chiamano Estate” delle sorelle Mariko e Jillian Tamaki. Le due graphic novelist canadesi hanno il pregio di aiutarci a sovrapporre quasi senza sforzo l’Estate che vivremo e quella raccontata. Un dentro e fuori dal libro che analizza la capacità di una stagione di approfondire e insieme evadere gli eventi.

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Doppia è anche la visione gettata sul mondo degli adulti e quello dei ragazzi. Il disagio è letto è tradotto attraverso le avventure di Rose, Windy e delle loro famiglie invischiate in un comunissimo quanto doloroso conflitto suscitato da un segreto di famiglia che emerge dal sommerso.

Intanto l’Estate scorre come una marea spumosa sulle loro domande, le loro paure, la loro invidia e la loro rabbia che cresce, imprigionata nel blu delle tavole disegnate.

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Edito in Italia dalla piccola BAO Publishing, questa graphic novel è un gioiello, da tenere aperto sul comodino di una casa affittata, insieme alle zanzare, al doposole e alle piccole speranze.