Perfetta la costruzione di una perpetua apnea tensiva costruita da Nolan in Dunkirk. Per tutta la durata del film sembra far parte noi, di quella schiera di 400mila soldati costretti sulla riva francese, sul ciglio della resa. Che sperano, si affannano, e si spengono sotto i colpi di caccia e bombardieri tedeschi. Ma che non mollano e si avventurano per mare armati di semplice disperazione pur di raggiungere la sopravvivenza sulla dirimpettaia costa inglese. E che imprevedibilmente vengono salvati da improbabili imbarcazioni di civili patriottici che sfidano le onde per andare a salvarne il più possibile.
Dunkirk è la descrizione di un’impresa eroica che costringe all’immedesimazione analitica e divide l’impianto narrativo su diverse prospettive spazio-temporali: terra, mare e aria. Una settimana, un giorno e un’ora. Il tutto da vivere nella completa consapevolezza che l’occhio del regista rende senz’altro il taglio suggestivo, drammaticamente empatico, non scontato. Da metabolizzare con lentezza una volta terminata la visione, e non solo per assimilarne tutti i significati, ma anche per riassegnare correttamente tutte le sequenze distribuite sull’asse cronologico, mai sistemate a caso.

Tre ragioni per vedere Dunkirk

  • La ricostruzione storica è fedelissima e gli appassionati dei conflitti se ne compiaceranno
  • La fotografia è di un impatto talmente forte da essere surreale
  • Le “directioner” – e non me ne voglia chi non conosce l’appellativo (perché si riferisce alle fan della ormai compianta ex teen-boyband anglosassone One Direction) – , godranno di una perfomance incisiva di Harry Styles (lo trovate anche nella nostra Cassettina di giugno), che evidentemente vanta più di un talento: dati i diversi plausi da parte di critica e pubblico si vocifera infatti di un probabile riconoscimento per questo suo ruolo.

Tre ragioni per non vedere Dunkirk

  • Per chi non ama il genere: qui la guerra è vissuta in prima linea, difficile non farsi coinvolgere umanamente
  • Per le lunghe attese, i piani sequenza e i frequenti climax
  • Per la discontinuità narrativa: occorre un po’ di sforzo per ricostruire gli avvenimenti, anche se poi tutto torna.

Comunque siamo del parere che Dunkirk va visto in ogni caso, anche solo per toccare con mano quanto uno stile di ripresa, quello di Christopher Nolan, sia applicabile in qualsiasi frangente, sia che si tratti di psyco-thriller come “Inception” o di fantascienza come “Interstellar”. Dunkirk può valere la spesa del biglietto per amatori e curiosi. Soprattutto perché adesso si impone anche nel warmovie. Perciò farà scuola.

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In sala per vedere Dunkirk ci è andata Cristina Rosso!