Che cosa vede da lassù l’Apocalisse?

Original cover by Beth Hoeckel, Sunset, 2012, courtesy of DROME magazine

Questa e molte altre domande si fa Drome Magazine numero 20, riunendo il gotha dell’arte internazionale a parlare di Catastrofe. Ad indagare il fondo oscuro del mondo c’è un intento catartico, e così ci si sente scorrendo le pagine a tratti stretti nella morsa dell’inevitabile, altre volte avvampati dal rossore del nuovo che incombe, col suo carico di speranza, come i fiori che emergono dalle tempeste di sabbia.

Meffre & Marchand, William Livingstone House, 2006, photography, © and courtesy of Yves Marchand & Romain Meffre

Come un neonato. “Non con un boom, con un gemito”, annuncia T.S. Eliot nel preludio. Non sempre i cambiamenti fanno un gran fracasso. Tutto comincia con le guerre nucleari dentro di noi, e prende corpo immaginando una distopia che finalmente decentri l’uomo dal suo trono, deponendolo lì dove sia ancora presente a se stesso. Magari terrorizzato nel bel mezzo di un bosco fiammeggiante, oppure nel caos irrisolvibile di una crisi economica.

 Superflex, Flooded Mc Donald’s, 2009, video stills, courtesy of Superflex

Naufragi e terremoti ci impongono soluzioni semplici, in fondo è tutta una questione di opposti. Distruzione/Costruzione, Ordine/Caos, Vita/Morte. Tutto un tentativo di tenere a bada la catastrofe e l’inevitabile, a volte pacificante fallimento. Ci si può costruire un laboratorio dove partorire uragani in miniatura, come fa Donato Piccolo mentre tenta di trovare la formula empirica della distruzione. E cosa rimane dell’eterna battaglia dell’uomo e la natura se non morti su entrambi i fronti e la consapevolezza, amara ma necessaria, che l’altro non è fuori ma dentro di noi? Bisogna farci i conti…

Donato Piccolo photographed in his New York studio by Manfredi Gioacchini for DROME magazine

Oppure si può inghiottire quelle forze, addomesticandole, riunire infine l’Uno e l’Altro, come fanno gli chef che accudiscono e curano i frutti della natura, anche se sanno bene che andranno distrutti. Ci vuole amore anche nell’annientamento. Cara Catastrofe, come ci adorni di abiti sontuosi e gioielli mentre ti cibi di noi.

 Francesco Simeti, Toile (SuperFlower), 2011, inspired by DROME

E cos’è quest’odore mentre si oscura il cielo, cos’è questo arcobaleno di nero e violetto, cos’è questo sibilo e questo sapore di ferro, Drome lo chiede alle menti più diverse, da Sissel Tolaas a Massimo Bottura a Christian Boltanski, facendole ballare assieme. Si crea uno scenario addobbato dai fiori putrescenti di Mat Collishaw, dai cavalieri post-atomici di Gareth Pugh, dai personaggi inquieti di Martha Colburn, che danzano sulle note del Teatro degli Orrori.

Excerpt from the analogue and heand-coloured fashion series “The Riders of the Apocalypse”, photography Paulina Otylie Surys, styling Irene Manicone, courtesy of DROME magazine

Drome numero 20 è un breviario eretico dei tempi bui che viviamo, ci mostra ancora una volta come l’arte sappia sedare l’inenarrabile rendendolo visibile, anticipandolo, poiché essa stessa vive da secoli immani sull’orlo di una catastrofe, in attesa fremente del nuovo.

Se il caos governa il mondo, l’arte governa il caos.