Che il panaroma yogico fosse intriso di donne interessanti questo lo avevate capito, no? Il fatto che io sia propensa a scovarne sempre di “nuove” mi allieta le giornate e a voi la lettura, come nel caso di Marguerite Agniel. È così che possiamo scoprire altre figure interessanti inseribili nel contesto ormai così vario e variegato che è lo yoga, oggi sempre più simile a un fornitissimo supermercato, pieno zeppo di insegnanti, corsi, formazioni, seminari per tutte le idee, i gusti, le esigenze, che a lungo andare però appaiono sempre più omologati e conformati all’idea media e molto distante dello yoga “vero”.

Già, ma siamo in grado di riconoscere lo “yoga vero”? Esiste? È mai esistito? Proprio per questa riflessione sono propensa a proiettarmi sempre nel passato cercando testimonianze che mi portino un po’ più vicino alla fonte. Queste ricerche ogni tanto mi fanno inciampare in queste donne conosciute e semisconosciute che hanno lasciato un contributo importante per lo sviluppo e la diffusione dello yoga arrivato a noi oggi.

Marguerite Agniel posing with her back arched and legs stret
Credit: Wellcome Library, London.

Oggi vi faccio incontrare Marguerite Agniel, misteriosa donna degli anni 30 che mi ha affascinata con delle foto in cui viene ritratta in posizioni “yogiche” agghindata in stile molto naif. Grazia, eleganza, morbidezza, elementi e gusti che ci portano molto lontani dagli asceti e fakir dell’antica India protesi a praticare su letti di chiodi o a perdere l’uso degli arti; dunque perché mai soffermarci su questa donna semisconosciuta e cosi “modaiola”?

Marguerite è la testimonianza di come tale pratica arrivata alla fine dell’800 fosse già usata per promuovere bellezza e mistica interiore, avendo come obiettivo l’aspetto spirituale del vivere bene. Marguerite cita pratiche degli “Yogi d’India” e insegnamenti del Buddha, dice: «Ciò a cui miro soprattutto è risvegliare nel lettore la consapevolezza della bellezza e delle possibilità estetiche nel suo stesso corpo, promuovendo quella soddisfazione mistica esteriore che può essere detta per formare l’obiettivo spirituale di tutti coloro che amano pensare bene e vivere bene». Nonostante sia stato scritto più di ottanta anni fa, il piccolo libro della Agniel “The Art of the Body: Rhythmic Exercises for Health and Beauty” sostiene il concetto di consapevolezza che è diventato popolare in Occidente negli ultimi anni.

Infatti lo yoga, la consapevolezza e la meditazione sono diventati pratiche familiari in gran parte del mondo occidentale. Più recentemente sono stati fatti degli studi per stabilire se ci fossero, e quali fossero, gli effetti delle pratiche di mindfulness su una serie di condizioni dell’essere umano: dalla depressione al disturbo da stress post traumatico. Sebbene non sia “una cura” il semplice fatto di portarsi consapevoli è stato sperimentato con successo nel trattamento della depressione e dell’ansia, in particolare.

Dunque è davvero curioso osservare che ciò che era noto quasi un secolo fa si è largamente diffuso nel contemporaneo e in particolare in occidente a macchia d’olio. Lo stesso concetto delineato da Marguerite fu approfondito dal dottor Jacobson Edmund che sviluppò un metodo chiamato Progress Muscle Relaxation , in cui si tentava di ridurre l’ansia attraverso il tensionamento sequenziale e il rilassamento dei muscoli. Questa pratica fu sviluppata a metà degli anni ’30, dopo che Marguerite scrisse Art of the Body. Era un metodo laico, occidentale e non basato sulla tradizione buddista.

Marguerite Agniel a questo punto potrebbe essere stata “una pioniera” o semplicemente aver dato inizio a un nuovo modo di pensare.

«Sii naturale con te stesso e le altre persone. Ricorda che sei un essere umano e che lo sono anche tutti gli altri».