Mi sono comprata, senza nemmeno pensarci, il libro di Indra DeviYoga in sei settimane“. M’è arrivata a casa una vecchia edizione usata (ben mantenuta) del 1978, la quarta ristampa – il libro infatti vede la luce nel 1967 – con le pagine ingiallite e quel retrogusto di obsoleto di un libro che contiene insegnamenti importanti in un linguaggio semplice. Mi è venuto da pensare a come lo yoga da pratica millenaria e per pochi eletti sia diventata oggetto di interesse globale e di massa in questi ultimi anni in particolare, soprattutto per noi occidentali.

 yoga indra devi

Infatti, molti sono i maestri indiani che hanno contribuito a portare lo yoga in terra occidentale. Essendo disciplina prettamente maschile non stupirà di leggere nomi di uomini tra i massimi esponenti contemporanei come B.K.S. Iyengar e K. Pattabhi Jois, Swami Vivekananda, Krishnamacharya.

Ma molto della pratica arrivata a noi oggi è da imputare a contributi importanti di grandi insegnanti donne.

Tra le insegnanti attive dai primi del 900 non potevo non parlare di Indra Devi. Il nome può trarre in inganno ma Indra nasce come Eugenia Peterson, figlia di un banchiere di mezza età di origini svizzere, Vasili Pavlovich Peterson, e di una aristocratica 16enne, Sasha Zitovich. Prima di dedicare “la vita” allo yoga, Indra fu un’attrice, ma sin da giovane nutrì un forte interesse e curiosità per l’India. La prima volta che approdò in questa terra fu nel 1927 e ci visse per dodici anni, prima come turista, poi come moglie del diplomatico cecoslovacco Jan Strakaty, e infine come yogini. Dopo molta insistenza riuscì a farsi prendere come allieva da Krishnamacharya – che aveva già come allievi due nomi molto noti ma allora ancora sconosciuti (Iyengar e Pattabhi Jois) – che fino ad allora non aveva mai ammesso donne nelle sue classi yoga (come in qualsiasi parte dell’India, lo yoga era bandito alle donne).

yoga indra devi

E pensare che la prima volta non le riuscirono neanche le posizioni base (dunque non scoraggiamoci e ricordiamo che gli insegnanti sono stati prima allievi e hanno incontrato le stesse nostre difficoltà o anche di più). Era troppo “rigida”. «Verranno col tempo», le disse l’insegnante. «Probabilmente nella mia prossima reincarnazione», rispose Indra Devi, tra sgomento e ironia. Dopo aver insegnato a Shanghai arrivò in America, a Hollywood. Qui lo yoga era screditato dai numerosi scandali religioso-sessuali dei primi santoni.

Ma le lezioni di Indra Devi su Sunset Strip, a un passo dal Mocamboe da Ciro’s, saranno affollatissime: lo scrittore lisergico Aldous Huxley e signora, la sua migliore amica Gloria Swanson, Greta Garbo, Jennifer Jones e una giovanissima Marilyn Monroe.

marilyn yoga indra devi

Indra Devi si risposa con Sigfrid Knauer, un medico tedesco, con cui forma una singolare coppia di medicina alternativa amata dalle star (lui è consigliere personale di Igor Stravinsky). All’epoca Indra Devi viveva lo yoga come una pratica fitness e non come una religione, la svolta spirituale avviene a Dallas, era il 1963, anche J.F. Kennedy era in arrivo in città, Indra programma di incontrarlo. Non andrà così, come c’insegna la storia. L’assassinio del Presidente la sconvolgerà tanto da rivedere le sue idee sullo yoga: non più fitness ma religione. E da convincerla a intraprendere una “crociata per cercare la luce nell’oscurità” fino in Vietnam. Sulla strada per Saigon incontra Papa Paolo VI, Indira Gandhi, il Dalai Lama, Sai Baba.

Lo yoga è ormai, per lei, nientemeno che uno strumento per assicurare la pace nel mondo. Fra il 1969 e il 1975 compie ben 19 pellegrinaggi in India.

Indra divenne nota ai più per essere la prima occidentale e donna che insegnò lo yoga in India, molto a lei si deve per al diffusione del metodo. A oggi rimane la sua testimonianza grazie alla fondazione Fondazione Indra Devi, Yoga, Arte e Scienza di Vita”, nata nel 1988 e dedicata all’insegnamento e alla diffusione dei metodi di Yoga da lei creati.

Morì all’età di 103 anni, il 25 aprile del 2002, dopo aver lei stessa ampiamente praticato ciò che insegnava ad altri, senza l’intenzione di generare dipendenza ma, al contrario, risvegliare le forze nascoste in ciascuno dei suoi allievi.