Si narra che nello splendidio Teatro Duse di Asolo aleggi il “fantasma” della bellissima Eleonora Duse. Mi ricordo ancora quando sono salita in cima alla graticcia e ho potuto ammirare il teatro dall’alto, il silenzio mistico prima dello spettacolo, l’odore della polvere sopra il legno, quella magia impalpabile che ti avvolge e ti fa sentire “protetto”. Ecco il mio racconto sulle donne belle del teatro non poteva che partire da qui. Eleonora Duse, enigmatica, talentuosa e innovatrice della scena del teatro moderno.

Le donne delle mie commedie mi sono talmente entrate nel cuore e nella testa che mentre m’ingegno di farle capire a quelli che m’ascoltano, sono esse che hanno finito per confortare me.

Chi è Eleonora Duse         

Nata a Vigevano 1858, morta a Pittsburgh 1924, ma sepolta ad Asolo (per suo volere, a lei è dedicato il suggestivo teatro) è stata definita la più grande attrice teatrale di tutti i tempi. Un “mito” del teatro italiano: a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, ha rappresentato con la sua profonda sensibilità recitativa e la sua grandissima naturalezza opere di grandi autori. Figlia d’arte, la troviamo sul palcoscenico già a quattro anni: per farla piangere, come richiede la parte, qualcuno dietro le quinte la picchia sulle gambe.

eleonora duse

(Photo by Hulton Archive/Getty Images)

L’attrice Eleonora Duse

Attrice originale e sperimentatrice, Eleonora affina con lo studio la propria ricerca. Di lei si ricorda la sua dote recitativa elegante, capace di innovare introducendo il concetto di verità sulla scena. Meno trucco, gesti meno appariscenti e un’immedesimazione maggiore che passava attraverso la cura di numerosi particolari, come i vestiti. Preferiva abiti larghi, molli e cadenti che potessero attenuare le pose allora in voga.  Dal carattere determinato, recitava spesso in piedi con le mani sui fianchi e seduta con i gomiti sulle ginocchia: atteggiamenti sfrontati per quei tempi, che tuttavia l’hanno fatta conoscere e amare dal pubblico e che l’hanno resa la più grande di tutte.

eleonora duse

La donna Eleonora Duse

Diverse le relazioni. Dapprima sposa Tebaldo Cecchi – un attore discreto. Da lui avrà la figlia Enrichetta. Nel 1884 inizia una relazione con Arrigo Boito e poi con il Vate, Gabriele D’Annunzio, molto più giovane di lei, amante piacione che la farà innamorare in età già matura. Ed è sempre la figura della Duse che è possibile riconoscere nel personaggio di Foscarina, donna al tramonto, il cui corpo “Non più giovine, ammollito da tante carezze” non regge il confronto con quello della più giovane Donatella. Fu molto legata a Gabriele che le fece spendere moltissimo, gettandola sul lastrico e costringendola quasi settantenne a intraprendere una forzata tournée teatrale in America, dove muore per una malattia respiratoria nel 1924.

Amata dal pubblico, osannata dalla critica, Eleonora Duse instaura intensi rapporti di amicizia e di stima con molte altre donne artiste, scrittrici, intellettuali del suo tempo come Yvette Guilbert, Isadora Duncan, Camille Claudel. E anche importanti amicizie amorose come quella con Lina Poletti. Nel 1914 apre una Casa delle attrici con annessa biblioteca, un luogo di ritrovo e di incontro che dura purtroppo un solo anno.  Per omaggiare il suo operato, il suo coraggio, nel 1986 nasce il Premio Eleonora Duse, tra i più rinomati nel panorama teatrale italiano. Unico riconoscimento italiano destinato all’attrice di teatro che si è distinta particolarmente nel corso della stagione di prosa in uno o più spettacoli in Italia o all’estero. Numerose sono le attrici che hanno ricevuto questo riconoscimento e alcune le incontreremo in questo excursus di donne teatrali come: Emma Dante, Laura Marinoni, Maria Paiato, Marta Cuscunà.

Il fatto è che mentre tutti diffidano delle donne, io me la intendo benissimo con loro! Io non guardo se hanno mentito, se hanno tradito, se hanno peccato – o se nacquero perverse – perché io sento che hanno pianto  – hanno sofferto per sentire o per tradire e per amare … io mi metto con loro e per loro e le frugo, frugo non per mania di  sofferenza, ma perché il mio compianto femminile è più grande e più dettagliato, è più dolce e più completo che non il compianto che mi accordano gli uomini.