Illustrazione di ELENA XAUSA

Illustrazione di ELENA XAUSA

‘E arrivato il freddo. Con le sue lunghe membra ossute ci avvolge e ci costringe ad una vita più ritirata, fatta di copertine, serate casalinghe e coccole. L’auto gratificazione sale in cattedra e ci guida alla riscoperta delle gioie culinarie e del piacere della compagnia attorno ad una tavola imbandita. D’estate siamo tutti uccel di bosco, tesi nell’esplorazione degli spazi aperti, frivoli, mentre con l’arrivo dell’autunno facciamo retromarcia e ci tuffiamo nelle nostre tane.
Il vino, nella sua veste scarlatta in special modo, ci corre in aiuto e ci scalda il cuore con i suoi intensi bouquet ma sa che deve andare oltre, deve dare di più per contrastare il malefico Zefiro gelido. Astuto come una faina si fa camaleontico e si presta a ravvivare in maniera unica il nostro spirito accoppiandosi con il cibo. Non si tratta della biblica unione companatico e bevanda, il vino è truffaldino, lascivo e sgattaiola nel territorio mangereccio, fondendosi con lui per nuove ed avvincenti scoperte. ‘E un amante che sa il fatto suo e può conquistare parecchi ingredienti, anche i più timidi e inavvicinabili. Pensate pure in grande, Vino non si limita alla coppia tradizionale e neppure ai menage a trois, va ben oltre…

Corkboard - Alice in Wonderland Heart-etsy.com

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Altezzose mele cotogne, inespugnabili per il loro caratteraccio duro, bipolari pere martine, dolci e al contempo ruvide, burrosi e goderecci fichi, scoppiettanti nocciole, contorte noci e mandorle super vamp, non si fa mancare niente e riesce ad ammaliarli tutti vestendo i suoi panni più sbarazzini di giovane mosto appena spremuto. Numeri da circo, lentezza devastante, fuoco che arde per 18 ore ininterrottamente e tanta tanta passione. Il risultato profuma delle mie radici e porta il nome di “Cugnà” o mostarda piemontese, una prelibatezza che ha conquistato i gourmet e che altro non è che l’ingegnoso parto delle menti contadine la cui priorità era non sprecare nulla e creare dagli avanzi che la natura offriva. La preziosa marmellata ottenuta si sposa con i formaggi donando loro una rinnovata verve ma può anche essere utilizzata con la polenta, con il bollito misto o con un bel bicchiere di neve fresca per una granita dal gusto spumeggiante.
Vino però sa anche tenere gli ormoni a freno e dedicarsi a qualcosa di più tradizionale come l’accoppiata con il riso (provate a cucinare i chicchi con il vostro nettare preferito sia esso bianco, rosso o bollicioso, cipolla e burro, ritroverete le note che amate in cremosa bontà) o con i ravioli, da scolare al dente e innaffiare abbondantemente con il rosso che amate senza aggiunta di altro. Vanno mangiati rigorosamente con la forchetta, per assaporare solo la fusione avvenuta.
Se il vostro compagno di merende è il cucchiaio non resterete delusi dalla grinta che vi regalerà l’unione del vostro minestrone preferito con abbondante vino rosso (lungi da me il discriminare Bianco ma con questa rusticità il corpo Red ha più charme).
Preferite l’animalame? Nessun problema, Vino adora le bestioline in tutte le forme, con zampe, peli, squame, zanne, corazze, proboscidi e quant’altro. Per il mare andate di bianco mentre per la terra tenetevi sul rubino (il Brasato al Barolo è auto esplicativo per la categoria). Se avete la possibilità utilizzate un prodotto medio/alto, nella cottura, specie nei brasati, gli aromi del vino s’intrecciano con quelli del cibo è la qualità verrà catapultata esponenzialmente nel piatto.
L’impavido DongioVino non si tira indietro neppure con i dolci. Si lascia andare, Rosso di vergogna, con il tuorlo crudo (esibizionista!) sbattuto arrogantemente, per formare un fresco zabaglione da gustar con biscotti o sul pan brioche. In alternativa, più timido, profumato di cannella e chiodi di garofano, come uno scolaretto al primo appuntamento, conquista le mele o le pere al forno.
L’animo discolo di Vino non conosce limiti ed è meglio censurare altre scappatelle estreme. Mi sento sovversiva e voglio però regalarvi l’ultima, che profuma di proibito e del mio adorato papà. Moka e caffè. Stessa routine e niente acqua, solo vino rosso. I peli vi si saranno rizzati sulle braccia ma è solo autodifesa nei confronti del diverso. Andate oltre, me ne sarete grati e vi sentirete decisamente trasgressivi.