Un’oasi zen nel business district di Londra.


Prendete la Docklands Light Railway e scendete ad una fermata a scelta fra Canary Wharf e South Quay. Io consiglio la stazione di Heron Quays, che sembra una gigante ventre di balena tecnologica da cui come piccoli Giona usciamo allo scoperto, tra piloni d’acciaio e raggi di luce, in una specie di Metropolis alla Fritz Lang.

Ci addentriamo nel moderno cuore finanziario e residenziale di Londra, le Docklands: una città quasi fantascientifica che si è sovrapposta alla rete di canali e banchine del vecchio porto. Infinite superfici di vetro scintillano come cristalli al sole o rispecchiano il più comune grigiore del cielo, stese entro una pura geometria di ferro e ardesia.

Una città disegnata quasi su una griglia di computergrafica, come una ragnatela perfetta che racchiude, disciplina e sostiene la vita ordinata dei suoi cittadini e la febbrile attività di banche ed uffici.

Mentre intorno a voi ferve l’invisibile lavoro di migliaia di impiegati in tailleur grigio o completo nero, è un privilegio ed una gioia poter passeggiare spensieratamente lungo le rive, accanto alle vie d’acqua plumbea o scintillante, sotto la lastra uniforme del cielo, tra i grattacieli giganti come nei sogni di architetti e illustratori di un possibile futuro asettico e ipoteticamente perfetto.

E poi, all’improvviso, ecco che Londra vi stupisce ancora una volta: perché in mezzo a tanto vetro, cemento ed acciaio, sorge come un’oasi un piccolo giardino zen.

Seminascosto, con aiuole sospese su alti muretti, quasi invisibili finchè non ci si avvicina; perfetto nel suo silenzioso rigore, appena rigato dal mormorio di una cascatella. E’ lì a ricordare che tutta questa attività finanziaria e commerciale ha un cuore; che tanta fatica ha come scopo finale quello di preservare la libertà di quel pezzetto di terra; e che la ricompensa di ogni dura giornata di lavoro è lì, in quel pezzetto di vita, nel suo ordine e nella sua bellezza.