Michele Riondino.

32 anni, Taranto – Puglia, Italy. La puglia è una dei protagonisti di questa storia: la puglia in cui è cresciuto e in cui è cresciuto il suo amore per la recitazione – al liceo mette su una combriccola alla Dead Poets Society -, dapprima a teatro, e poi sul grande schermo. Un esempio di amore viscerale per la terra natia è “Il passato è una terra straniera”, tratto dal best seller di Gianrico Carofiglio. Scrittore barese Carofiglio, ambientazione barese del libro e del film, con un Riondino tarantino. I panni sporchi si lavano in famiglia no?

Michele Riondino è un ragazzo di quelli che sembrano usciti dai collettivi studenteschi, con quell’orecchino al lobo sinistro, le sciarpone e i maglioni di lana, e la faccia da comunista. E  chi l’ha visto dal vivo dice che è proprio bello bello in modo assurdo. E non si crede mica un divo! E’ in coppia con una truccatrice conosciuta su uno dei mille set, ed è felice così.

E non ha neanche paura di sperimentare, e come ogni sperimentazione, qualche volta va bene e qualche altra vola va un po’ meno bene.

I tasti più dolenti sono sicuramente il film “Noi credevamo” e la fiction “Il segreto dell’acqua”.

Con il  primo si è cercato di celebrare i centocinquant’anni dell’unità d’Italia, ma non ci si è riusciti. Molti tra i nostri attori più bravi fanno parte del cast, ma ciò non basta a non far sbuffare per tre (?) ore di fila un povero e straziato spettatore sulla poltrona del cinema di nicchia della città. Un’occasione per celebrare la nostra storia sprecata con monologhi e primi piani dai venti minuti in su, di una lentezza che ciao.

Per il secondo vale la stessa storia del cast ben nutrito (Scamarcio-Riondino-Lodovini) ma della regia alla Reneè Ferretti (DAI DAI CHE CE LA FACCIAMO! BUONA!), la fotografia smarmella tutto! e anche un po’ la storia trita e ritrita. Mollato alla quarta puntata (su sei), l’impegno ce l’ho anche messo insomma.

Ma sperimentazioni vincenti ce ne sono state eccome!
Dieci Inverni ne è l’esempio lampante, opera prima di Valerio Mieli. Un film italiano tutt’altro che italiano. Poco sole e tanta nebbia a Venezia, poco caldo e tanto freddo e neve in Russia. Pochi dialoghi e tanti sguardi.

E non finisce mai di stupire. La sapete l’ultima? Per un giorno intero si è messo a lavorare in una bottega di liutai. Arrivando alla conclusione che “L’anima è la parte più delicata del violino. E’ una piccola lamina di metallo che permette allo strumento di sopravvivere alle vibrazioni che produce. E’ un po’ come se la nostra anima ci preservasse dal peso dei nostri egoismi.”

(Per le ultime due foto si ringrazia l’amica Bianca Roncaglia in trasferta alla  68^ Mostra del Cinema di Venezia)