Giorgio Marchesi

Giorgio Marchesi, l’ italianissimo Bue della settimana, è uno di quegli attori che, non appena appare sullo schermo, regala una mistica esperienza allo spettatore cinefilo. La mistica esperienza del “ma dove l’ho già visto?”. Da quel momento in poi, il nostro eroe, entra in un tunnel fatto di ricordi sfocati e flash di immagini al limite dell’onirico, la parte più recondita del suo essere viene scrutata da quella sempre vigile e il tutto, in media, si conclude dopo quattro o cinque minuti con un “ooohhh! Ma lui è quello di …”, epifania che può essere tanto tenuta per sé, quanto sussurrata, più o meno ad alta voce, al proprio vicino di posto – se sai esserlo cinefilo tanto quanto te. Di solito si preferisce quest’ultima: vuoi mettere la soddisfazione?

Il cinefilo meno fortunato, potrebbe ricordarsi di Giorgio Marchesi in primis per la serie di Un Medico in Famiglia successiva a quella con Kabir Bedi, con cui si cercò di rimediare al danno (irreparabile) della morte (no sense – e quando mai) di Guido, appioppandoci l’altro belloccio di turno. Oppure per il suo ruolo da marito geloso tendente allo psicopatico ne i Liceali 3. No sense che sfiora il trash come se non ci fosse un domani. Per fortuna che Marchesi è bravo – e bello – e ti rende la pillola più dolce.

Lo spettatore cinefilo in quel caso, tende a inserire l’attore di cui sopra nella categorie di quelli alla Elisa di Rivombrosa, ma alla fin fine, soprattutto dalle nostre parti, si deve pur campare, no? A Preziosi e alla Puccini è andata bene, perchè non dovrebbe essere lo stesso per lui?

Marchesi è bravo, l’abbiamo già detto, e pare anche che si stia giocando bene le sue carte. Affianca partecipazioni a serie televisive discutibili quanto basta, all’attivita teatrale e cinematografica di tutto rispetto.

Negli anni passati, ha fondato il Teatro Sghembo a Bergamo, ed è produttore di spettacoli teatrali. L a sua attività teatrale è tutt’ora all’attivo – cercate il suo nome su flickr (o cliccate qui direttamente) per averne dei piccoli assaggini. Più dieci punti.

Finalmente, con la sua attività cinematografica, Marchesi concede un po’ di respiro allo spettatore cinefilo quanto basta. E che respiro! Un respirone di quelli da valle di montagna, vampata di aria pura che più bruciarti le arterie polmonari della tua parte cinefila del cervello.

Il 2012 è il suo anno sul grande schermo. Dopo suo il battesimo con Ozpetek in Mine Vaganti, di cui mi appresto a tessere le lodi, abbiamo sue partecipazioni in ACAB – All Cops are Bastards e in Romanzo di Una Strage (come ho detto già nel Divi e Buoi su Pierfrancesco Favino, il primo a parer mio è super consigliato, il secondo un po’ meno).

Abbiamo detto Mine Vaganti. Se lo hai già visto, non puoi non amarlo visceralmente. Non puoi non amare il caldo, il mare, la pietra viva dal color avorio che il Salento e Ozpetek riesce a regalarci con un solo fotogramma.  Non puoi non amare la famiglia Cantone, perchè è come se non amassi la tua famiglia. Non puoi non amare il colletto della camicia di Tommaso strattonato da suo padre. Non puoi non amare Alba e la sua femminilità che esplode quando è sui tacchi. E non puoi non amare i titoli di coda.

E se non lo hai visto… Cosa fai ancora qui?