Gary Oldman

Domenica scorsa c’è stata la notte degli Oscar. E fin qui, tutti c’eravamo.

La vittoria di Jean Dujardin come miglior attore protagonista per The Artist era preannunciata da mesi e diciamo che tutti noi dovremmo essere felici per degli europei non inglesi che, per una volta, troneggiano sul mercato hollywoodiano.

Ma non per fare polemica spiccola, ma quella statuetta doveva essere di Gary Oldman.

Ok che l’Academy è l’Academy e lo sapevamo che sarebbe andata a finire così, e sapevamo anche che ci sarebbero state candidature all’Oscar come miglior film immotivate ed esclusioni altrettanto senza senso. Non per essere ripetitiva ma volete dirmi che Drive e Tinker Tailor Solder Spy non meritavano la nomination più di War Horse?

Ma la rabbia per un Gary Oldman candidato giusto per fare numero e snobbato sin dal red carpet (per cui, poor Gary, si era preparato a modo e, grazie a Paul Smith, ha sfoggiato una mise impeccabile fatta di interni di giacca a pattern fiorati e dettaglio di bottoncino della giacca in tessuto con su ricamata la bandiera inglese. Che meraviglia questi english men sempre proud to be britain!), se è possibile, è ancora più forte. Prima nomination all’Oscar per lui, e chissà quando gli ricapiterà – tanto una nomination come best actor quanto un ruolo che gli calzi a pennello come quello di George Smiley.

C’è chi pensa che l’Oscar dovrebbe essere il coronamento di una lunga e solida carriera  con i suoi alti e bassi. Dovrebbe premiare tanto la singola performance quanto il percorso fatto per arrivare a quella performance lì. Magari per rilanciare come prima più di prima l’attore in questione. Ed io sono tra quelli che la pensano così.

Quindi, a proposito di percorso, come non parlare di alcune delle tappe più importanti della carriera del buon vecchio e caro carissimo Gary Oldman? Andiamo per ordine cronologico e  iniziamo con

1) Sid & Nancy (1986).  Gary Oldman è per la prima volta sul grande schermo, dopo anni di tournee teatrali in giro per il mondo e qualche british drama sulla BBC, e si può facilmente immaginare nei panni di Sid Vicius. Sapendo che il signore di cui stiamo parlando è nato prima di tutto (ma non solo) per interpretare i ruoli da psicopatico/alcolizzato/esuberante tendente alla follia e chi più ne ha più ne metta, provate ad immaginare il binomio Gary Oldman + Sid Vicius e subito riuscirete a capire la meraviglia che vi state accingendo a guardare.

2) Lèon (1994). Protagonista una  Natalie Portman col caschetto e  non ancora adolescente, battezzata per il suo primo film da Jean Renò e Gary Oldman. Avrebbe potuto chiedere di meglio la fanciulla? E domenica notte quando lei ha annunciato il vincitore dell’Oscar per il best actor e Gary Oldman dalla platea le ha mandato un bacio volante, il cuore di tutti i fan di questo film si è riempito di gioia e amarcord.

3) Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban (2004). E va bene che Gary Oldman ha dichiarato di aver partecipato al film per problemi economici quindi ciao ciao poesia e tristezza che Sirius Black suscita nei cuori dei fan di Harry, e va bene anche che Sirius Black non ce lo eravamo immaginato proprio un cinquantenne coi tatuaggi, ma gli occhi del buon vecchio e caro carissimo Gary, così tanto blu e così tanto grandi, sono stati davvero la trasposizione umana di quelli di Sirius Black. E come dimenticare il discorso più bello e triste che viene fatto ad Harry negli otto film di cui è protagonista: “But know this; the ones that love us never really leave us. And you can always find them in here!” *mano sul cuore*

4) Il Cavaliere Oscuro (2008). Supereroi e Nolan = BOOM. E Gary Oldman ogni tanto non fa la parte del cattivo pazzoide e se ne riesce ad apprezzare la bravura a 360 gradi. Non c’è molto altro da aggiungere oltre che, se non avete visto questa saga pazzesca, è ora di recuperarla. E magari farlo anche prima dell’estate, a luglio esce il terzo capitolo!

Purtroppo di schifezze, tanto nella vita quanto sul grande schermo, ne ha fatte anche Dio Gary. Ma mettiamo in secondo piano sia il suo passato da ometto che alza un po’ troppo il gomito sia gli orrori filmici, che tutto sommato sono facili da evitare. Non credo che abbiate bisogno dei miei consigli per evitarvi la visione di Cappuccetto Rosso Sangue!