“Tutto è stato più semplice di quanto immaginavamo”. Laura e Valeria vivono a Firenze, stanno insieme dal 2010 e sono mamme di un bambino di quasi tre anni: Milo.
Nonostante le perplessità sulla scelta di mettere al mondo un figlio in Italia, il desiderio di maternità ha prevalso, portandole in Danimarca per poi tornare a casa e aspettare la nascita della loro (nuova) famiglia. Scontrandosi con una realtà nazionale che nonostante i passi avanti, è ancora lontana dalla legittimazione sociale delle famiglie omogenitoriali, Laura e Valeria hanno scelto di farcela. Nel 2014 nasce il loro blog, Diversamente mamme, è un virtual district che raccoglie aneddoti e curiosità sulla loro esperienza genitoriale per diffondere una nuova consapevolezza. Quello che è certo, è che entrambe sono innamorate del loro bambino e, di riflesso, Milo ha la fortuna di poter crescere in un contesto familiare di amore e di conseguente responsabilità educativa. Eppure, di fatto, la famiglia di Milo non esiste perché non è riconosciuta. Non esiste perché in Italia manca la possibilità per il genitore non biologico di adottare quello che è proprio figlio. Una brutta storia che Laura e Valeria hanno deciso di affrontare grazie alla forza del loro legame, insieme a chi come loro vive o supporta lo slancio generativo delle famiglie arcobaleno. Verso un orizzonte evolutivo di inclusione, che al centro della famiglia pone il diritto dei bambini a vivere in condizioni di serenità e sicurezza.

Dove vivete e da dove siete originarie?
Viviamo a Firenze e siamo una fiorentina e una livornese.

Come vi siete conosciute?
Ci siamo conosciute nel 2006 al lavoro, ma ci siamo avvicinate soltanto alcuni anni e svariate vicissitudini dopo. Stiamo insieme dal 2010.

Quali sono le difficoltà che avete dovuto affrontare per far nascere la vostra famiglia?
Forse le prime paure e perplessità erano proprio dentro di noi. Decidere di mettere al mondo un figlio che avrebbe avuto due mamme in un paese come l’Italia non è un’impresa che si possa intraprendere a cuor leggero. Ci siamo documentate, confrontate e conoscere le Famiglie Arcobaleno, attingere dalle loro preziose esperienze, è stato il primo passo e ci è servito molto per acquisire serenità e consapevolezza. Poi la paura di dover intraprendere il percorso di procreazione medicalmente assistita in un paese straniero, le ansie di non farcela, dei costi. Tuttavia, come quasi sempre succede, il tutto è stato molto più semplice rispetto a quanto potevamo immaginare nelle nostre teste.

E adesso?
Adesso abbiamo un bambino di quasi 3 anni del quale siamo oggettivamente innamorate perse. Le nostre famiglie ci appoggiano e il contesto sociale nel quale ci siamo mosse fino ad oggi ha risposto in modo più che positivo. Certo le sfide da affrontare sono ancora molte, prima di iscrivere Milo alla scuola dell’infanzia, ad esempio, ci siamo documentate sull’approccio che dirigente e insegnanti avessero nei confronti delle famiglie omogenitoriali. Occorre spiegare, raccontare, proporre letture e riflessioni. Occorre pazienza e determinazione per far valere il nostro diritto ad essere famiglia con le istituzioni e con chiunque ci si confronti. Fortunatamente ci muoviamo in un territorio, Firenze, la Toscana, piuttosto sensibile ed aperto a certe tematiche.

Avete pensato di trasferirvi all’estero?
A volte, ma siamo piuttosto pigre.

diversamente mamme

In Italia cosa c’è?
In Italia da meno di un anno c’è una legge sulle unioni civili che tecnicamente è un notevole passo avanti per le coppie same sex, ma che di fatto sancisce una discriminazione. Le coppie eterosessuali si sposano, le coppie omosessuali si uniscono civilmente. Si è preferito creare un istituto ad hoc per le coppie same sex, piuttosto che estendere anche a loro il diritto a sposarsi. Può sembrare un eccesso di puntiglio, ma per noi è importante, anzi fondamentale. Detto questo, da poco ci siamo unite civilmente e di questo siamo molto felici, perché oggettivamente la nostra coppia ha acquisito tutele e diritti che prima non aveva e ciò inciderà positivamente sulla qualità del nostro quotidiano. Era ora!

Cosa manca?
Manca ancora tutto, in termini di riconoscimento per le famiglie omogenitoriali. Per nostro figlio nessuna tutela. Lui che ha due genitori che lo hanno messo al mondo e che lo crescono, per lo stato ha un solo genitore. La sua famiglia NON ESISTE. In Italia manca la possibilità per il genitore non biologico della coppia di adottare legittimamente i propri figli. E manca la possibilità per le coppie same sex di riconoscere i figli alla nascita, così come avviene per le coppie eterosessuali.

Avete mai avuto esperienza di situazioni spiacevoli o comunque situazioni in cui vi siete trovate di fronte a dover spiegare o giustificare il vostro status?
Esperienze spiacevoli fortunatamente no. Spiegare sempre, giustificare no. “I am what I am and what I am needs no excuses”.

Spesso chi è contro questo genere di nuclei familiari parla di essere dalla parte dei bambini.
In che modo verrebbe tutelato un bambino al quale si negano diritti e tutele? Mio figlio, così come gli altri bambini arcobaleno, ha due genitori punto. Questo è un dato di fatto al di là di ciò che certi benpensanti sostengono e al di là delle leggi e dei ragionamenti, lui e loro continueranno a vivere e crescere in una famiglia in cui ci sono due mamme o due papà.

Cosa avete da dire loro a questo proposito?
Il punto non è decidere se piaccia o meno che i gay facciano figli, questa è già una realtà che nessuno può impedire. La prospettiva dalla quale guardare la questione è un’altra. Partendo dal presupposto che i figli delle coppie omosessuali esistono e continueranno ad esistere, perché gay e lesbiche non sono sterili, vogliamo continuare a negare a questi bambini la possibilità di godere degli stessi diritti e tutele degli altri minori italiani o vogliamo provare a proteggerli con una legge che dia loro dignità ontologica e protezione giuridica?

Come reagiscono gli altri bambini alle due mamme di Milo?
I bambini che frequenta sono ancora molto piccoli, ma per adesso la nostra esperienza è positiva. I bambini di base non hanno pregiudizi.

diversamente mamme

Secondo voi questa scelta ha bisogno di un supporto economico maggiore rispetto al mettere al mondo un figlio in una coppia etero?
Se prendiamo come riferimento il concepimento naturale ovviamente sì. In assoluto no. Le strade poi sono tante e diverse, ognuno trova la propria. In generale mettere al mondo dei figli oggi in Italia richiede una sicurezza e una stabilità economiche non da poco, ma questo riguarda tutti. In troppi si riempiono la bocca, sventolando la bandiera della difesa della famiglia, ma in realtà poi chi fa figli si ritrova a gestire tutto sulle proprie spalle, con servizi carenti, talvolta inesistenti o inaccessibili e ricadute pesanti in termini di costi e di problematiche sul lavoro.

Una cosa bella.
Quando ci svegliamo tutte e tre nel lettone il sabato mattina.

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Intervista raccolta da Giulia Hans Stein