Alice Palazzo è un architetto catanese. Dopo aver vissuto a Friburgo in Germania per tre anni, ha deciso di tornare in Italia, nella sua città, e reinventarsi a partire dalle competenze acquisite all’estero e dalle sue passioni. Alice si è sporcata per noi le mani, mettendole nella terra. E in questa intervista ci racconta come vuol dire progettare seconda natura.

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Alice all’opera! Photo credits: oc

COSEBELLE: Ciao Alice! Ci racconti questa esperienza che hai vissuto in Portogallo, a Montemor-o-Novo con la terra cruda?
ALICE PALAZZO: “O Quiosque do Castelo” è molto più di una struttura in mattoni in terra cruda, ed è anche molto di più del progetto finale dell’omonimo workshop di autocostruzione, svoltosi nell’area archeologica a Montemor-o-Novo, una cittadina a ca. 100 Km da Lisbona. Qui, è attivo da molti anni un centro culturale per arti, mestieri e ricerca, l’ Oficinas do Convento – un’organizzazione non governativa di cooperazione allo sviluppo (ONGD) – che grazie alla cooperazione con un consiglio comunale progressista, porta avanti attività che valorizzano le risorse e le professionalità locali. Tra queste si colloca il supporto alla locale fabbrica di mattoni, una realtà con una lunga tradizione nel lavorare l’argilla (O Telheiro da Encosta do Castelo), che produce artigianalmente mattoni in terra cruda, cotta e ceramiche artistiche di tutti i tipi. Insieme ad altri 15 ragazzi, architetti e non, provenienti da diverse parti del mondo, ci siamo ritrovati tra le mura di un castello con più di 1000 anni di storia per progettare e costruire una struttura per una collettività a noi estranea ma molto aperta al dialogo nei nostri confronti. L’obiettivo di questo workshop è stato soddisfare un bisogno della comunità stessa, ovvero la costruzione di un piccolo info-point per la loro visitatissima area archeologica, così da poter sfruttare la visibilità ottenuta per favorire la diffusione della cultura della terra cruda.

CS: C’è stato un grande coinvolgimento della comunità nel vostro processo progettuale e costruttivo?
AP:
Il processo partecipativo è stato oltremisura coinvolgente e stimolante: dopo 2 settimane in cui ci siamo dedicati alla produzione meccanica e manuale di oltre 3000 mattoni in terra cruda, e dopo sole 72 ore di rapida presa di coscienza del luogo e design della forma del progetto, ci siamo divisi in 6 gruppi per presentare alla comunità 6 differenti idee; la comunità è stata chiamata a votare un favorito. La struttura del chiosco prescelta è stata realizzata in 2 settimane, previa autorizzazione della soprintendenza e scavi di ispezione dell’archeologo, con il cui supporto abbiamo individuato la giusta area di costruzione, accertandoci che non ci fossero reperti nel suolo sottostante il chiosco!

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Area archeologica di Montemor-o-Novo Photo credits: ap

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Presentazione dei progetti alla comunità e disccussione partecipata Photo credits: ap

CS: Parlaci della costruzione vera e propria,  introducendoci nel mondo della terra cruda.
AP:
La costruzione in mattoni di terra compressa ha certamente favorito la possibilità di edificare su di un sito storico: la terra cruda oltre ad essere il materiale da costruzione più antico del mondo, infatti ancora oggi il 30% della popolazione mondiale vive in case di terra cruda, è sicuramente ecologico, sicuro ed intelligente. Costruire in terra cruda significa utilizzare materiali locali senza alterare le loro caratteristiche: non ha impatto sull’ambiente perché una volta utilizzato ritorna al 100% alla sua forma originaria, il fango. Se non cotto ad alte temperature, ma solo essiccato al sole, necessita di pochissima energia solare ed umana, per essere trasformata. Inoltre, è un materiale vivo, che respira, con un fortissimo potenziale in termini di performance energetiche e praticità: la terra cruda è adatta alla combinazione con altri materiali (legno, paglia, mattoni, cemento, metallo) e al suo utilizzo in differenti fasi costruttive. Lo sforzo del Workshop e la ricerca che sta dietro la collaborazione tra Oficinas do Convento con Telheiro da Enconsta è atta a contrastare l’attuale andamento del mercato edilizio, a favore del recupero delle tradizioni e della sostenibilità. Poter ridare vita alla produzione nell’antica fabbrica di mattoni e riavviare il processo creativo anche grazie alla collaborazione con artisti, architetti, storici, economisti, ecc… è stato per la comunità di Montemor-o-Novo un evento significativo e di grande importanza.

CS: Quali tecniche e tecnologie avete utilizzato?
AP:
Tra le tante tecniche possibili (bauge, pisé, adobe, terrecotte, etc) si è scelto di lavorare con i mattoni di terra compressa stabilizzati e lasciati asciugare prima in umido e poi al sole, vista la particolare composizione sabbiosa della terra locale. Tramite dei semplici test empirici è stato possibile individuare la percentuale di argilla, limo, sabbia e ghiaia presente nel suolo (prelevata ad un minimo di 1,5 m di profondità, per evitare la presenza di humus) e da qui misurare la granulometria, la densità ed il limite di plasticità della mistura, che può essere corretta con dei stabilizzanti (paglia per l’adobe, calce per i mattoni in terra compressa, pietre e ghiaia per il pisè) che ne aumenteranno la durabilità in termini di resistenza all’acqua e le capacità meccaniche. Ed ecco, quindi, come con alcuni accorgimenti, è stato possibile costruire con la sola terra reperibile nei dintorni: piedi solidi (fondamenta in materiale idrorepellente, come mattoni in terracotta, pietra naturale, ecc) ed un robusto cappello (una copertura leggera ma stabile, che possa proteggere le superfici non intonacate dall’erosione per dilavamento).

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Il chiosco è stato progettato per rappresentare un prototipo e modello formativo non solo per l’uso del materiale ma anche per la sua sagoma: la struttura ad archi riprende perfettamente le forme del contesto archeologico circostante e la configurazione a volta proposta è stata l’occasione per testare la tecnica nubiana, che non ha bisogno di casseforme per innalzare la volta e che è la tecnica che più si avvicina a quella locale portoghese. Photo credits: ap

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Il volume è stato innalzato su alcuni strati di mattoni in terracotta, intonacato a calce nella parte esterna e non all’interno, dove invece è stata lasciata visibile la texture della volta in mattoni, infine pavimentato con piastrelle di ceramica colorata e non. Il tetto è stato realizzato con uno strato finale di argilla espansa, sottoprodotto residui provenienti dalla produzione delle “chocalhos ” (artigianato tipico lavoro da un villaggio vicino), oltre ad una di tipo industriale (leca), mescolata ad una miscela di calce idraulica molto liquida. Infine, è stato realizzato uno strato di miscela di calcestruzzo con la pendenza della copertura e la tradizionale grondaia fatta di due tegole tradizionale invertite, che evita efficacemente l’infiltrarsi dell’ acqua nella o sulla superficie della struttura.” Photo credits: oc, ap

CS: Come nasce il tuo interesse per la terra cruda?
AP:
Tutto è iniziato dopo la laurea in Architettura, quando ho cominciato ad approfondire la mia conoscenza dei materiali naturali usati in edilizia, che a parte il legno sono poco approfonditi all’Università. Ho capito che un tipo di architettura così vicina all’ambiente, oltre che essere sostenibile, perché totalmente ecologica, avrebbe potuto avvicinarmi alle tradizioni del passato, che si stanno perdendo e che hanno tanto da insegnarci in quanto a sostenibilità. Di conseguenza, fare architettura naturale oggi per me è diventata una questione etica e un obiettivo da perseguire e percorrere in tanti.

CS: Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Pensi di continuare a costruire in terra cruda in Siclia?
AP:
Assolutamente sì. Mi piacerebbe introdurre la terra cruda come materiale edile non solo nella finitura della muratura ma anche nelle sue parti strutturali, per le sue ottime qualità di isolamento termico, per la rapidità di costruzione e per nell’impiego di risorse locali sia materiali sia umane.

CS: Ci sono prossimi eventi formativi e pratici che vuoi segnalare ai nostri lettori?
AP:
In Europa e in Italia ci sono molte associazioni che organizzano corsi di formazione e workshop in giro per il mondo. Quelle con cui ho avuto più contatti sono state CRATerre in Francia, ANAB in Italia, Centro da Terra in Portogallo e BASEhabitat in Austria.

CS: Ultima e sempre presente domanda: qual è per te una cosabella?
AP: Andare in cantiere e sentire odore di natura!

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diNatura è la rubrica sul costruire e l’autocostruire, sull’arredare e il rifinire la casa utilizzando i materiali della natura. Solo su Cosebelle Mag.