Fare classifiche è sempre complicato. Certo, ogni tanto capita che si possano avere idee belle chiare, per fortuna. Ma avanzo sempre delle riserve sulle persone facili che non hanno dubbi mai. Figuriamoci fare un’unica cassettina col meglio del 2017 quanto può costarmi. Mettiamoci poi che quello che sta per chiudersi è stato un anno decisamente disruptive (parola in top3 2017) per una fortissima attenzione a un genere che – colpevolmente – avevo sempre tenuto in scarsa considerazione: l’hip-hop. Insomma, quest’anno ho ascoltato tantissimo rap. Un po’ perché era inevitabile (persino Jovanotti è tornato alle origini – ma non parleremo qui del risultato) un po’ perché ormai lo sappiamo che noi millennial non vogliamo crescere e assumerci le nostre responsabilità per cui vado fiera del mio essere andata a un paio di concerti dove ho potuto inscenare la parte della madre che accompagnava un imprecisato figlio scappato in prima fila.

Ma non di solo hip-hop si sono nutrite queste mie orecchie. Il mio account Spotify – stando alle classifiche algoritmiche – è infatti dominato da quel genere con cui ormai vengono definiti tutti quegli artisti che non sono proprio rock ma nemmeno pop, e un giorno nella vita hanno preso in mano un ukulele e/o per un breve periodo della loro carriera hanno addirittura suonato in un clubbino dove qualche pazzo anarchico ha fatto il gesto provocatorio di accendersi una sigaretta. Sto parlando dell'”indie-rock”, etichetta che va da Che Guevara a Madre Teresa passando per i Coldplay e Sufjan Stevens.

Per questo, per dare conforto all’asino di Buridano che alberga nel mio cervello, ho chiesto l’aiuto del 50 e 50, ma al contrario (la Cassettina col meglio del 2017 sarà composta di due volumi: uno italiano e uno internazionale) e del pubblico (Erika ha scelto insieme a me i migliori pezzi, togliendomi dall’impiccio di dover scegliere da sola).
Lo ammetto: in questi momenti di atroce incertezza è bello avere qualcuno vicino. Ovviamente è stato un lavoro di lima, di compromessi, di amletici dubbi, di scelte prese in modalità “Ora basta. Licenziamola così e non pensiamoci più”.

Questa Cassettina col meglio del 2017 custodisce anche – come sempre – un piccolo epilogo, tra l’altro perfetto per la fine dell’anno perché può diventare un proposito per il 2018.

Decidiamo una cosa e basta. Non pensiamoci più. Siamo bravi abbastanza a scegliere, fidiamoci di più delle nostre sensazioni, ma soprattutto confidiamo di più nelle nostre capacità, che in fin dei conti sono quelle che ci spingono avanti, di cui troppo spesso siamo i principali detrattori. E se non basta, ammettiamo di avere bisogno di una mano e chiediamola. Certe volte succede addirittura di sentire che certe persone possono essere una guida quando i nostri fari sembrano essere fuori uso. Siamo in gamba abbastanza. Sono in gamba abbastanza per guardarmi indietro e non rinnegare nulla di questo 2017. Il 2018 andrà pure meglio, Saturno si degna di levarsi dalle scatole. Go ahead.

Ps
Ci tenevo a dirlo. I due outsider per un pelo: Haim – Want you back e Colapesce – Totale.

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Le altre Cassettine le trovate qui.

La copertina della Cassettina col meglio del 2017 è di Teresa Bellemo.