Diariodiunkillersentimentale_Cosebelle_01

Ci sono viaggi che richiedono la compagnia di un buon libro. Non parlo di quelli estenuanti, transoceanici, attraverso infiniti mari e fusi orari, perchè in quelli il tempo è talmente un moloch gigantesco, impossibile da abbattere, che spesso si preferisce affidare al sonno artificiale il proprio destino. Mi riferisco piuttosto ai viaggi brevi, preferibilmente su un treno che non sfidi la velocità, un treno lento e sferragliante come solo i buoni vecchi treni sanno essere.

Magari su un treno così si raggiunge un posto più caldo, dove l’aria è tersa perchè i condizionatori onnivori sono in silenzio, come le case della gente che dorme lasciando lo spazio in sospeso fin quando il sole non smette di bruciare. Sarebbe bello, per esempio, su un treno così trovarsi in compagnia di un vecchio amico o di un grande amore, uno di quelli che non hanno voglia di parlare e guardano assorti fuori dal finestrino lasciandoti in compagnia della ninnananna dei loro pensieri segreti e del tuo buon libro, che apri appena iniziano a filar via gli alberi.

Ecco, in uno scenario del genere, perfetto nella sua ordinarietà, dovreste portarvi un racconto breve di Sepulveda, come Diario di un killer sentimentale (Guanda, 1996). Solo il titolo varrebbe i vostri soldi, perchè racchiuso in quest’innocente asserzione c’è la vita, la morte e la letteratura. Un viaggio nel viaggio ve l’assicuro. Mentre vi incamminate nel sole è l’ombra del noir ad avvolgervi, coi suoi bar fumosi, gli uomini veri che sanno perdere e morire e poi lui, il killer, innamorato della sua “gran figa” francese tanto da perdere il senno e il lavoro e i soldi e tutto il resto perchè è così che fa l’amore, quel bastardo.

Farete in tempo a finirlo prima di scendere dal treno. In fondo treni e libri hanno una cosa fondamentale in comune: si viaggia, stando seduti belli comodi in poltrona.