di Andrea Camilleri

Salvo Montalbano stavolta non c’è.  Anche lui si fa il bagno al mare col caldo torrido di questa estate. E’ Camilleri stessi allora che per sfuggire all’afa punta verso Nord, direzione Milano, per condurre di suo proprio pugno un’indagine su un antico caso irrisolto.

E’ il Gennaio del 1936 e i fascisti tengono ben stretta l’Italia in una morsa cupa. Edoardo Persico ci aveva provato a distogliere lo sguardo vispo da tutto l’orrore volgendolo all’architettura, all’arte, alla cultura. E per un pò ci era anche riuscito, fondando la rivista Casabella, che dava speranza a tutti i lettori di essere anche loro un giorno attorniati dallo splendore.

Eppure a volte non basta rintanarsi nel conforto della bellezza. L’orrore ti viene a bussare alla porta di casa, vestito di nero. Può darsi – come si dice – che il suo cuore abbia ceduto. Ma torna a infilzare le orecchie il tarlo che forse, forse qualcuno ha spento in quel freddo Gennaio uno dei lumi di quell’epoca buia.

Camilleri conduce per Skira l’inchiesta su quel presunto omicidio. E lo fa da vero segugio non tralasciando alcuna pista. E’ stato un delitto passionale o un assassinio politico? E chi era Edoardo Persico e quali nemici aveva?

Sommerso dalle carte Camilleri ricostruisce  come un documentario la vita di Persico. Allega testi, lettere, immagini, testimonianze. E da narratore straordinario racconta quell’uomo che negli anni Trenta ha rappresentato il critico, l’intellettuale, il letterato. Poi, collezionato ogni dettaglio, completa il percorso ipotizzando un epilogo tinto di giallo.

A volte la verità si trova nella mente degli scrittori. Colpi di scena compresi.