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A chi appartiene la città?

É questo che la folla urlava a squarciagola il 26 maggio scorso, tra le strade di Berna.

Seguendo le indicazioni di un gruppo anonimo su facebook, circa 10.000 persone hanno occupato la capitale per scrollarsi di dosso il peso delle autorità.

Tutto a suon di musica e balli, non per niente l’evento è stato chiamato “Tanz dich frei”, ovvero danza per la libertà. Quella di maggio è stata l’ultima di tre manifestazioni mirate ad allentare il controllo delle autorità sulla vita cittadina e soprattutto su quella notturna. Ultimamente alcuni locali molto amati e ben frequentati dai giovani bernesi sono stati chiusi in seguito alle lamentele degli abitanti del centro circa il rumore e il viavai fino a tarda notte. Gli organizzatori hanno preso posizione contro le decisioni del governo della città che, secondo loro, apporterebbero benessere solo ad uno strato ristretto della popolazione, senza avere cura di quanto si trovano in difficoltà o della felicità dei più.

Gli anni passati le manifestazioni si erano risolte pacificamente con un minimo se non inesistente dispiego delle forze pubbliche. Io stessa l’estate scorsa mi trovai nel mezzo del corteo senza sentirmi in alcun momento minacciata o impaurita. Sebbene non ci fosse nemmeno un poliziotto in vista, mi meravigliai di quanto pacifica e positiva fosse la manifestazione. Ricordo di essermi meravigliata della compostezza degli svizzeri, che riuscirono a controllare qualche migliaio di persone senza l’aiuto della forza e senza togliere il divertimento.

Questa volta non è stata altrettanto ordinata e neutrale.

La maggior parte dei partecipanti ha mantenuto l’aria di festa e approfittato dell’evento per trasformare la città in un’enorme discoteca all’aria aperta. Purtroppo un gruppo di protestanti dal viso coperto hanno fatto sfociare la manifestazione in protesta fisica, fino ad arrivare ad una vera e propria guerriglia contro la polizia. Gli uni armati di sassi e bombolette spray, gli altri di cannoni a getto d’acqua potente e gas lacrimogeni.

Gli organizzatori si dicono dispiaciuti del triste esito della notte, ma rimettono la colpa anche nelle mani della polizia che, secondo loro, avrebbe un po’ troppo forzato l’intento  di “controllare” la situazione. Personalmente non so se la colpa é dei poliziotti nervosi e preoccupati, o dei protestanti troppo animati. Sicuramente so che “ballare per la libertà” e “riconquistare la città” mi ispirano voglia di fare e speranza, a me come ballerina ma anche a me come giovane che guarda al futuro.

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