Come indulgere alla sindrome dell’accumulo.
Non so se da bambini avevate anche voi questo sogno: avere non solo tanti giocattoli ma averli tutti intorno, tutti sul pavimento della stanza, tutti sul letto, quasi a sommergerci con la loro rassicurante affollata presenza. Come per un atavico senso dell’accumulo, l’esercito di bambole, animali di pezza, lego, vestiti della Barbie, trenini, macchinine e quant’altro, ci proteggeva e ci confortava come un’infinita provvista di calore e affetto.

Andare da Hamley’s è come ritrovare un po’ quel senso di pienezza infantile: otto piani di tutto ciò che un bambino o una bambina possono desiderare nel reame del giocattolo, britannicamente suddivisi per categorie, e illustrati da giocosi commessi che passano la giornata a far volare aeroplanini telecomandati o a far girare trottole.

Questa passione per l’accumulo non scompare con la crescita. Se avete mai visto quelle case inglesi che sfidano l’horror vacui con mille ninnoli, centrini, quadretti, cuscini ricamati e mazzolini di fiori secchi, sapete cosa intendo.
Allo stesso modo, basta girare l’angolo di Regent’s Street e siamo da Liberty, il magazzino delle meraviglie dell’arredamento, casa, bagno, tessuti, chicchere e piattini. Scaffali di tazze e teiere, montagne di tappeti, cascate di asciugamani, tavoli ricoperti di ogni ben di dio, che bisogna farci lo slalom in mezzo con gli occhi luccicanti, il tutto in un’architettura che di per se’ sola varrebbe una visita.

Nulla è cambiato. Tra il bambino che collezionava soldatini e la signora che tappezza ogni centimetro della parete di stampine e copre ogni mensola con scatole di latta c’è solo una manciata di anni; ma come ho già detto, gli inglesi in fondo restano sempre un po’ bambini, e cos’è mai il tempo per i territori senza tempo dell’Es?