Piccolo resoconto rurale del Salone del Gusto/Terra Madre


Loro sono Lorenzo, Mattia e Mattia. Sì, due Mattia e che ci volete fare. Se vi chiedete chi sono abbiate la pazienza di leggere qui sotto.

Ho iniziato questo pezzo in tanti modi diversi: raccontando la novità di quest’anno del Salone del Gusto che per la prima volta si è fuso nell’evento Terra Madre per creare un unico grande incontro di produttori e Comunità del cibo. Descrivendo i piatti, le stranezze, gli chef pazzoidi e quelli che ti rimpinzano perché mangiatesorochetivedosciupata . La gente che si avventa sul cibo senza capire cosa sta trangugiando, di quelli pieni di buste di cibi famosi, di quelli che dopo aver girato il Lingotto in lungo e in largo mettono da parte qualche solo per comprarsi solo una, piccola, preziosa cosa.

E invece no. Perché di tutto questo potete leggere ovunque. Sarebbe una descrizione rapida e sommaria, una foto fatta dall’alto mentre tutti i visitatori corrono da uno stand all’altro.

Quindi preferisco raccontarvi una storia. La storia di una decina di ragazzi che hanno fatto una scelta. La scelta di tornare alla terra. Sono tutti di Pontremoli, in provincia di Massa Carrara. Un posto che non arriva a ottomila abitanti.

Hanno deciso di impegnare gli ultimi dieci mesi della loro vita in un corso di formazione per il recupero delle professioni tradizionali. Che detto così sembra un sacco complicato, ma che vuol dire che hanno passato giorni, settimane e mesi nel loro territorio a imparare a allevare api, coltivare frutti del sottobosco, cucinare i testaroli (non vi dirò cosa sono, dovete andare a Pontremoli e mangiarli, poi mi ringrazierete in privato) e molto altro.

Per alcuni la scelta è stata semplice. Un’azienda di famiglia che rischiava di chiudere, la voglia di continuare il lavoro del padre. Per altri è stata la voglia di cercare uno spazio diverso nella precarietà, uno spazio privato di contatto costante con la terra. Per altri ancora è stato un mollare tutto. Perché fare il videomaker è pure bello ma io a Milano non ci voglio vivere.

Tre di loro (Lorenzo, Mattia e Mattia, arieccoli) hanno aperto una società agricola e piano piano sistemeranno il facebook, ve l’assicuro, così come il sito che è ancora in costruzione.
Emanuele ha iniziato a produrre birra. E venire al salone è stata l’occasione per portare le sue bottigliette da 33cl in giro fra i birrai di tutto il mondo. Un semplice “è buona” a Emanuele non basta. Ti guarda mentre fai il primo sorso e poi vuole sapere tutto. Perché il suo obiettivo è una birra che se non è perfetta deve almeno farti sorridere. E’ quello il suo obiettivo.
E poi c’è Francesco (ce ne sarebbero altri dieci ma non sto qui a scrivere un libro eh) che è riuscito a avere le sue prime arnie. E non si ferma a Pontremoli. Vuole lavorare, vuole conoscere nuovi volti e nuove mani e dopo la Sicilia e la Sardegna vuole continuare la sua formazione in sud America. Che lì le stagioni sono al contrario e continuerà a rincorrere l’estate, le api e il miele di tutto il mondo.
Cinque ragazzi. Ma qui ce n’erano a migliaia. Il Salone del Gusto/Terra Madre è anche questo. E ora lo sapete.

[Foto mie, ovvero di Miriam Lepore. Se le usate va bene ma ditemelo sennò mi arrabbio.]