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É difficile tirare le fila di un progetto lungo e corposo, quasi dieci mesi di laboratori, confronti, materiali prodotti. Non siamo ancora giunti a quel preciso istante per fortuna, perché sarà la fine di Novembre a celebrare la conclusione di Parlami di te: certo è che l’ultimo workshop organizzato dal Mufoco presso Il Pertini di Cinisello Balsamo ci offre l’occasione di fare un po’ il punto. O se non altro un riepilogo.

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Claude Marzotto ci ha iniziati all’arte del collage e alla realizzazione di un libro particolare ed unico; Ilaria Turba ci ha affascinati con i taumatropi e ci ha spinti a considerare il significato diverso che due immagini associate in movimento possono creare; Giulia Ticozzi ha trasformato immagini esistenti in nuovi racconti tramite la photo elicitation, tecnica proveniente dalla sociologia visiva.

Lo scorso weekend (e nella versione bis il 12 e 13 Ottobre), Tiziano Doria ha accompagnato i partecipanti in uno dei luoghi dell’azione fotografica più suggestivi, forse “il luogo più suggestivo”, la camera oscura: tra acidi e vaschette si sono ricreate nuove storie fotografiche non partendo da negativi ma da immagini pre-esistenti. Abbiamo chiacchierato con Tiziano che ci ha raccontato le sue impressioni e i suoi pensieri a laboratorio concluso.

COSEBELLE – Come hai concepito l’idea di questo workshop per il progetto “Parlami di te” e in che cosa consiste?

TIZIANO DORIA – L’idea di questo workshop viene direttamente dalla mia esperienza e dal mio piacere nel ‘fare’ le cose oltre che pensarle o progettarle. Quando si progetta si pensa a tutto ma nella realizzazione inevitabilmente qualcosa cambia, qualcosa non viene prevista riportandoci delle sorprese. Il laboratorio che ho proposto puntava proprio a questo, a raccontare la propria storia attraverso un processo, quello della tradizionale stampa a contatto in camera oscura, che potesse stupire e suggerire.

CB – Qual è stata la reazione dei partecipanti alla tua proposta? Quali sono stati i momenti salienti di questo weekend?

TD – Quello che ho sentito attraverso il racconto finale di ogni partecipante è stato il piacere di essere stati spiazzati dall’esperienza, cosa che trovo bellissima. Pensa che noia arrivare in un posto per fare qualcosa e fare esattamente quello che ti aspettavi. Torni a casa e ricominci a guardare la tv invece che ripensare a quello che avresti potuto fare, rifare, migliorare, cambiare, aggiungere. I momenti importanti sono stati tanti come si può immaginare. Siamo andati dalla discussione per la presentazione del lavoro alla condivisione di storie e di immagini con molta naturalezza, senza mai risparmiarci nelle considerazioni. Diciamo che però riassumerei tutto in un momento, quando Lorena affaccendata tra acidi, ritagli e fotografie mi passa accanto e mi sussurra: “Sono felice!”. Non capita tutti i giorni.

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CB – Qual è stato il risultato finale? Che cosa si sono “portati a casa” i partecipanti?

TD – Il risultato è, per ognuno dei partecipanti, un po’ diverso sia nella forma sia nelle dimensioni ma tutti, chi in pieno chi in modo indiretto, ha raccontato qualcosa di estremamente personale. La cosa bella è che veramente si è parlato molto: prova ad immaginare quante cose ci siamo detti mentre attendevamo lo sviluppo delle immagini! Hanno “riportato a casa” una piccola storia personale che aspettava solo di essere svelata.

CB – Uno degli obiettivi del progetto “Parlami di te” è riaccendere un certo tipo di desiderio di fotografia, perché le persone devono un po’ riappropriarsi delle immagini. Che cosa ne pensi?

TD – Non so se bisogna riappropriarsi delle immagini, so che tendiamo a vederne talmente tante che per forza di cose alcune dobbiamo dimenticarle. Ecco vorrei che si guardassero immagini conosciute o sconosciute con occhi non anestetizzati. Vorrei che le foto suggerissero più che descrivere.

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CB – Abbiamo chiesto alle curatrici del progetto di descriverti ed è emerso che tu sembri “ironico, divertente e generoso.”. Ti riconosci?

TD – Vedi, dicono che “sembro ironico, divertente e generoso” e non che lo sono. Mi conoscono bene evidentemente. A parte gli scherzi credo che l’interesse verso le cose bisogna saperlo costruire, non ci viene assegnato per grazia divina. Mi piace molto fare quello che faccio, ma questa è una cosa ovvia avrei potuto non dirla.

CB – Cos’è che ti ispira maggiormente di solito e in questo periodo specifico?

TD – In questo periodo ascolto molta musica. Ho notato che musicisti e fotografi hanno tante cose in comune, sarà per via delle suggestioni, non lo so, da oggi ci penserò. Di solito mi capita (ma penso valga per tutti) che dopo una mostra, un film, un disco o un libro che mi folgorano mi viene voglia di fare mille cose, poi ne faccio una se va bene, ma quella sensazione mi fa stare bene.

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CB – C’è un progetto che ti piacerebbe sviluppare e che ancora non hai avuto modo di realizzare?

TD – Qualche tempo fa sono andato a Martigny in Svizzera dove hanno avuto una bella intuizione. Hanno costituito un museo/archivio fatto di foto che la gente spontaneamente portava lì. Le foto sono di tutti i generi dalle vacanze alle costruzioni di ponti o strade. Il mio è chiaramente un sogno ma mi piacerebbe costituire tanti piccoli archivi sparsi per le città, in modo da ricordare anche le piccole imprese, le comunissime vacanze e i noiosi giorni di scuola. Prova ad immaginare una mostra di quartiere in cui si espongono le fotografie di classe della vicina scuola come in un grande annuario? Potrebbero essere eventi di grande interesse, sempre affollati.

CB – Domanda di rito: dicci qual è una cosa bella per te.

TD – Un oggetto, un sentimento, un gesto diventano cose Belle solo quando sono fatte con cultura e onestà. La cultura non va però confusa con l’erudizione o peggio ancora con le risposte corrette da Jerry Scotti. Il resto è marketing, che non è una cosa brutta, è solo un’altra cosa.

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