Treccia bionda avvolta intorno al capo, pelle diafana e sorriso discreto, Julija Tymošenko, leader della rivoluzione arancione, si mostrava al pubblico così, bella e vincente.

Ad ottobre 2011 la Tymošenko è stata condannata a sette anni di carcere con l’accusa di corruzione e di falsificazione  di atti  pubblici  per i fatti attinenti al commercio di gas con la Russia. E’ stata detenuta in un carcere ucraino e da giorni è ricoverata in un ospedale; le sue condizioni fisiche destano non poca preoccupazione; aveva iniziato lo sciopero della fame per denunciare i continui maltrattamenti subiti in carcere ed oggi mostra segni evidenti dei maltrattamenti subiti. Ha il ventre coperto di lividi, ma il procuratore generale ucraino ha detto che non ci sono prove che la donna sia stata vittima di maltrattamenti, quei lividi se li è procurati sbattendo contro un oggetto appuntito e non per  le torture subite per mano di  tre secondini; per questa ragione non sarà avviato alcun procedimento penale per accertare i fatti.

Questa è la cronaca nera di un fatto arancione. E’ la cronaca della morte dei diritti civili, della democrazia, dei diritti umani e del rispetto della dignità. Ora,  cari lettori sportivi, dedicatevi pure al tifo per Euro 2012 di calcio, alla causa di Julija Tymošenko non c’è tempo da dedicare, ma in realtà, a pensarci bene non  c’è motivo di preoccupazione: quei lividi se li è procurati sbattendo contro un oggetto  appuntito, un po’ come quelle donne sciagurate che per una caduta accidentale dalle scale  si procurano un livido all’altezza dell’occhio e poi denunciano i compagni per maltrattamenti; che carogne queste donne!