Ha bussato alla mia finestra una giovane architetto paesaggista. Si chiama Irene Cuzzaniti ed è l’anima di Twentytrees: il verde, in tutte le sue forme e declinazioni, è una passione e un impegno quotidiano. Nel suo lavoro infatti “si relaziona” con piante, fiori, terrazze e giardini: Irene si sporca le mani dando vita a composizioni floreali tradizionali e mobili (avete presente i kokedama?) e occupandosi della manutenzione per interni ed esterni. E se non fosse abbastanza,  organizza workshop e altri progetti educativi.

Un consiglio: mettetevi comodi e godetevi la nostra chiacchierata!

FF7B5023modificato

Un ritratto di Irene Cuzzaniti in occasione dell’installazione “Terraforma”

Cosebelle Magazine: Ciao Irene! Cominciamo con un’autopresentazione. Ci racconti qual è la tua città del cuore, se c’è un/una progettista/artista di riferimento e quale fiore o albero senti, in qualche modo, affine alla tua personalità.

Irene Cuzzaniti: Vivo a Milano da tre anni, ma sono nata e cresciuta a Roma. La bellezza della mia città mi ha profondamente influenzato da sempre, in modo costante. Quando ero piccola giocavo al parco della Mole Adriana, in mezzo a Castel Sant’Angelo, un fortino dove si poteva correre, salire sugli alberi, rotolare sulle discese… era magico. Amavo andare a scuola o a danza da sola perché potevo concentrarmi sullo spazio, guardavo i palazzi, mi innamoravo del cielo. Appena ho potuto, i primi anni del liceo, il pomeriggio andavo in centro storico, passeggiavo, guardavo e leggevo curiosa. E’ la capitale europea con più verde urbano e ho sempre prediletto le Ville, i parchi e i giardini di Roma come luoghi per incontrarsi, leggere, studiare e anche per lavorare. Oltre ai giardini, gli incolti, gli Acquedotti, il mare, potevo sempre andare in qualche bellissimo posto pieno di cose da dire, di significato. Ho nel cuore anche altre città a dire il vero, prima tra tutte Venezia, immersa in una dimensione atemporale, tutta sua, con spazi onirici.
Forse l’arte è lo strumento con cui l’uomo si avvicina alla natura. Pensare a un’artista in particolare è difficile, ma mi viene in mente Cy Twombly, che amo molto, un artista completo. E scegliere un fiore o un albero è ancora più difficile: osservare le piante nascere, crescere, adattarsi, lottare mi trasmette grande forza. Scelgo un arbusto tutto italiano, anzi sardo, come le mie origini, capace di rigenerarsi anche dopo il fuoco, di rinascere e di riportarmi a momenti bellissimi della mia vita con il suo profumo: il mirto.

Irene Cuzzaniti

Un ritratto di Irene Cuzzaniti

CB: Come nasce il tuo interesse per la progettazione del verde?
IC:
Mi è sempre piaciuto lo spazio esterno, i paesaggi, la Terra, intesa come Pianeta. Più conosco il mondo degli uomini e più provo ammirazione, rispetto e infinita curiosità per quello della Natura. Quando cercai la facoltà a cui iscrivermi da un po’ di tempo mi dedicavo al mio terrazzo romano, curavo le piante, facevo esperimenti, ne compravo di nuove… e cercavo una facoltà che avesse poi uno sbocco pratico. Non ho avuto dubbi: ho fatto il test d’ingresso e non me ne sono mai pentita.

CB: Nella pratica giornaliera, come si struttura il tuo lavoro? Quali sono le caratterisiche indispensabili per lavorare in questo ambito?
IC
:
La mia pratica giornaliera è una variabile incontrollata. Lavoro in proprio, perlopiù da sola o con l’aiuto preziosissimo di Elisa Giambartolomei, anche lei architetto dei giardini e promettente fiorista. Un paio di volte a settimana vado a comprare piante e fiori, preparo i kokedama per i negozi che li vendono, mi occupo della manutenzione di piante e fiori per uffici e ristoranti, tengo dei workshop e partecipo a fiere anche fuori Milano. Non manca il lavoro “d’ufficio” che va dal disegnare, alla corrispondenza scritta, all’organizzazione dei nuovi lavori, fare ricerca, le collaborazioni con blog, le foto, il sito e mille altre cose realizzate ovunque: in treno, in campagna, al mare, in altre città. Sicuramente bisogna essere capaci di adattarsi ed essere molto tenaci, realmente appassionati, perché è un lavoro fisicamente e psicologicamente faticoso (e tra l’altro non molto apprezzato né valorizzato). C’è molta strada da fare in Italia e al contempo, per fortuna, c’è una crescente sensibilità per quello che riguarda l’Ambiente, in generale. C’è speranza.

DSC_0060 IMG_2776

CB: Spazi pubblici e verde: attraverso il progetto “Terraforma” hai dato vita ad un intervento molto vicino ad un’installazione artistica. Come nasce l’idea di quell’operazione?
IC: Un mio caro amico mi ha presentato i ragazzi di Threes, i tre organizzatori del Festival. Il concept di Terraforma mi è piaciuto subito, volevo partecipare! Mi hanno lasciata completamente libera di pensare a qualcosa da fare nello spazio o durante il Festival ed io sono andata a Villa Arconati, più e più volte per ‘ascoltare’ il luogo. Volevo pensare ad un’installazione anche motivata dal fatto che la Villa sarebbe stata vissuta per tre giorni e animata dalla musica, un contesto molto evocativo. Ho avuto diverse idee, e mi hanno condotto alla fontana. Quando sono arrivata lì, una piccola radura circolare, con questo basamento a cui manca la vasca, ho immaginato dei fili, tesi dal centro alle chiome, su cui fermare con lo sguardo per un istante i baluginii della luce che filtra tra le chiome degli alberi intorno, fili tesi a chiudere un cerchio. Con l’aiuto di un’amico architetto, produttore di zafferano a Rosso, vicino Genova, ho teso i fili, che ora ospitano piccoli abitanti come insetti e ragni. Poi Marco Scotuzzi ha realizzato il bel video, musicato da Tommaso Cappellato, che restituisce l’atmosfera di quest’installazione, che è ancora lì… vive.

CB: Essere donna architetto in Italia, in tempo di crisi economica: sfida impossibile?
IC
:
Non credo, ma la mia risposta va presa con le pinze perché non esercito strettamente la professione di architetto in realtà, ma un mestiere inventato. Il mio lavoro è come il più bell’abito su misura che si possa desiderare: l’ho scelto perché lo amo, non vorrei indossare altro, né potrei. E mi calza perfettamente.

DSC_0023

CB: Tre (domande) in una: Un intervento urbano green che i nostri lettori dovrebbero conoscere// Un giardino da non perdere in Italia// Un evento stagionale al quale ci consigli di prendere parte.
IC: Direi le Parc Citroen di Parigi, la cui straordinarietà è nel suo concept: il primo giardino in movimento realizzato a grande scala, in una grande città. In generale qualsiasi progetto del Maestro Gilles Clément va visto e studiato. Non bisognerebbe perdersi lo spettacolo delle stagioni: dedicare almeno un giorno ogni mese a godersi un panorama, i suoi suoni, il cielo. In Italia la Mortella a Ischia a pari merito con Ninfa, a Cisterna di Latina.

DSCF2014

CB: Ci sono prossimi eventi green ai quali possiamo vederti all’opera o che vuoi segnalare ai nostri lettori?
IC
:
Arriva un periodo più che intenso, farò i miei workshop a Milano, Torino, Trento, Roma… e altri sono in cantiere!
C’è un progetto a cui però tengo in particolare: Un Classico Picnic, un’idea delle mie amiche Giulia Anania e Camilla Reali, che mi hanno coinvolto nell’organizzazione di un evento periodico e itinerante, contenitore di musica live, buon cibo ed esposizione-vendita di prodotti handmade di qualità, realizzati da creativi giovani, in maniera indipendente. Il filo conduttore è la passione per la Natura ed al mondo botanico, in tutte le sue infinite declinazioni. Abbiamo già molte adesioni, anche prestigiose, sia per l’area della ‘fiera’ che per quella dei talk: tutto il giorno infatti si potrà partecipare ed intervenire a dei dibattiti molto informali che toccheranno diverse tematiche legate all’Ambiente. Credo molto in questo progetto e sono certa che sarà il primo di una serie di ‘Picnic’ originali e molto partecipati.
[Per info: unclassicopicnic@gmail.com]

IMG_4152modificato IMG_4287modificato

CB: Chiudiamo con la nostra domanda consueta. Ci sveli una cosabella?
IC: L’odore del mare, poco prima di vederlo.

_
Twentytrees è anche su facebook & twitter