Elena Torresani la terra che trema

Foto: Damiano Moretti

Due libri, L’Inferno di Eros e Giulietta prega senza nome. Un irriverente blog che porta il suo nome. Ora La vita che trema, per ricostruire: da un lato le sensazioni che hanno fatto seguito al terremoto emiliano dello scorso giugno, dall’altro, più concretamente, i territori colpiti dal sisma, grazie alla decisione di destinarne i ricavi di vendita. Elena Torresani non smette mai di raccontare.

Da voce a storie complesse, a sentimenti profondi, a ideali preziosi. E lo fa attraverso una metrica innovativa, quella 2.0, che affonda le sue più remote origini -confida- nelle riflessioni che quotidianamente affidava alle pagine della sua Smemoranda.

Elena Torresani Damiano Moretti la vita che trema

Cosebelle: 3 giugno 2012. La terra trema. E con essa la vita. Hai deciso di vivere da vicino questo dramma. Sentire anche tu, sotto la tua pelle, la paura di un popolo. Condividerla. Proprio per il fatto che, come hai raccontato in un intervento sul tuo blog, non sei in grado di perdonare l’assenza. E quindi hai voluto esserci. Ma non solo. Continuare ad esserci, grazie al contributo che alla ricostruzione verrà dato da La vita che trema. Quale significato assume per te questo testo?

Elena Torresani: È un modo per non dimenticare, per fermare un’esperienza, per ricordare quanto si è dato. E quanto si è ricevuto. In Emilia è stata la prima volta in cui mi sono messa in prima linea in un luogo dove era avvenuta una catastrofe ambientale così forte. E la cosabella è stata vedere il ritorno umano che un’esperienza simile mi ha dato. Sarebbe stato sicuramente più comodo non esserci, continua. Ma esserci è stato bellissimo. E attraverso le parole e i ritratti si è concretizzata la volontà di fermare questi momenti che, per assurdo, hanno tirato fuori il meglio delle persone: la calamità ha fatto scaturire una solidarietà inaspettata, dimenticata. Si è ricominciato ad accorgersi dell’altro.

Elena Torresani Damiano Moretti la vita che trema

CB: Ti definisci la figlia del Barone Rampante. Hai deciso però di non vivere questo avvenimento con il distacco, ma di farlo tuo. Qual è il ricordo che vuoi condividere, per far sì che si possa respirare, anche solo per qualche secondo, l’aria che hai vissuto tu in quei giorni?
ET: Io, con altri volontari, siamo partiti con una carovana di primo soccorso, tutti motivati. Non appena abbiamo visto le tende, però, ci è venuto istintivo di spegnere le radio e smettere di sorridere. Il deserto è entrato dentro di noi.
C’era un’afa terribile. Ed erano solo le sette del mattino. E quello che mi è rimasto più impresso è la prima immagine che ho visto: una donna, seduta su una seggiolina in mezzo al nulla, che probabilmente avrebbe atteso lì la venuta della sera. Mi ha pervasa una sensazione di solitudine desolante.

CB: Passiamo ora all’amore. È una costante dei tuoi scritti. E non è mai gentile. È prorompente, totalizzante. È rivoluzione. In Giulietta prega senza nome è il motivo stesso della stesura del romanzo. È il filo conduttore di molti dei post del tuo blog. È, secondo te, una discriminante per potersi salvare dalla mediocrità?
ET: Si. Assolutamente. Anche se io, con questo sentimento, non ho mai avuto un buon rapporto. Amare, infatti, vuol dire abbandonare le difese. E questo abbandono è una conditio sine qua non. È l’unico modo per far accadere l’amore. E questo mi ha sempre fatto una paura fottuta. E così ho sempre cercato di amare tutto ciò che potesse ferirmi limitatamente. Ho cercato di amare razionalmente. Nell’ultimo anno però, sussurra sorridendo, non sono scappata. Ed è la prima volta. Ma non devo pensarci troppo, altrimenti la paura torna ad avere il sopravvento. Perché ovviamente non sono masochista. E non voglio soffrire. L’amore non deve produrre dolore, deve essere fertile, creare, e non distruggere. Questa è l’ottica in cui voglio credere all’amore. Ed è per questo che lo temo.

Elena Torresani la vita che trema Giulietta prega senza nome

Elena Torresani la vita che trema Giulietta prega senza nome

Foto: Marco Torcasio

Elena Torresani la vita che trema Giulietta prega senza nome

Foto: Damiano Moretti

CB: Quanto conta, per te, l’amore per la parola e per la verità? Quando ha avuto inizio? Ma soprattutto, qual è stata la discriminante che ti ha fatto passare dall’essere una Milady senza voce ad una scrittrice con una voce in grado di smuovere gli animi di molti?
ET: In realtà mi sento ancora un po’ una Milady senza voce. Perché le storie che racconto sono storie vere. E meriterebbero una voce più forte della mia. C’è bisogno che vengano ascoltate. Ed è per questo che scrivere diventa per me un’urgenza: credo infatti che certi fatti meritino un palcoscenico molto più ampio di quello della stanza in cui accadono.

CB: Sei una blogger. Una scrittrice. Un’intervistatrice. Una ricercatrice di storie. Qual è la piattaforma che preferisci per esprimerti? La carta o il web? Qual è la tua opinione in merito all’e-book? Sostituirà definitivamente il libro stampato?
ET: Il web è dove sono nata. È il mio liquido amniotico. Ma l’emozione della carta è impagabile: ho il kindle, ma non per questo smetto di comprare libri di carta. Credo però che in Italia, prima di porsi il problema tra libro cartaceo e e-book, ce ne sia da affrontare uno ben peggiore: non si legge. La questione passa quindi dal supporto, alla quantità dei lettori.

CB: Un’anticipazione sui tuoi progetti più immediati?
ET: Ho appena aperto un’agenzia di comunicazione, brand-it-up. Utilizziamo le storie e le narrazioni per il marketing 2.0. E, nel frattempo, ho due libri che sono in fase di produzione: uno sullo stato agghiacciante in cui versa oggi una parte dell’imprenditoria italiana, l’altro invece racconta la storia difficile di una donna, Elettra che, come evoca il nome, ha un rapporto complicato con il padre.

CB: Tre libri che consiglieresti come vademecum per poter affrontare meglio l’oggi?
ET: Niente e così sia di Oriana Fallaci.
Ogni mattina a Jenin di Susan Abulhawa.
La fine è il mio inizio di Tiziano Terzani.
La rivoluzione, aggiunge, deve partire, avvenire dall’uomo e nell’uomo.

CB: Una cosabella?
ET: Fare delle cose che non avresti mai pensato di fare. Provare sentimenti che non avresti mai pensato di provare. A me è accaduto. Infatti avevo sempre creduto di non sopportare i bambini e la convivenza. Ad oggi mi ritrovo essere una zia innamorata, che prova un amore inspiegabile verso suo nipote dal momento stesso in cui l’ho sentito piangere venendo al mondo, e una convivente felice.
È meraviglioso poter essere stupiti da se stessi.

Elena Torresani la vita che trema Giulietta prega senza nome