La nostra personale classifica della 54° Biennale d’Arte – Venezia

Partiamo dalla fine. Dai vincitori. Ieri si è conclusa la maratona delle inaugurazioni, delle performance, delle code ai padiglioni e sono stati decretati i vincitore della 54esima edizione della Biennale d’Arte di Venezia.
Leone d’oro al padiglione Tedesco, con l’artista Christoph Schlingensief, da poco scomparso, che aveva deciso di ricreare una chiesa all’interno del padiglione e così è stato, un allestimento tra sacro e profano davvero suggestivo dal titolo “Church of Fear”.

Il Leone d’Oro come miglior artista è andato a Christian Marclay con il suo video “The Clock” un sapiente montaggio di varie immagini della durata di 24ore. The Clock corrisponde in ogni momento delle 24 ore di durata alla reale ora del giorno. Esempio: entri alle 16:50, guardi l’ora e, quando alle 17 sullo schermo il Big Ben batte le 5, riguardi l’ora e sono realmente le 5. Pare che l’artista abbia visionato più di 3000 film, con un sorprendente risultato; anche quando pensi di aver capito il gioco e decidi di andartene, non ce la fai, rimani lì a vedere cosa succede dopo.
(http://www.youtube.com/watch?v=tYr8owednLI)
Leone d’Oro alla carriera per Franz West e Sturtevant.

I premi ci trovano pienamente d’accordo ma anche noi abbiamo deciso di fare la nostra personale classifica, per darvi dei buoni motivi per visitare questa biennale.

Al primo posto i Gelatin, un collettivo artistico austriaco, che ha catturato l’attenzione di molti con la loro performance “Gelatin Pavilion – Some Like It Hot”

Nel giardino delle vergini all’Arsenale hanno fatto installare un forno da vetraio in cui fondevano dei vetri colorati. Una volta che il vetro era liquefatto rovesciavano, a suon di musica punk hardcore, sull’erba formando una montagna di strati di vetro di diversi colori. Detta così puó sembrare orrendo ma vi assicuro che essere stati presenti alla performance li avreste amati, era l’energia che si respirava, con loro molto divertiti che si raccontavano, offrivano vino, e scherzavano. Il party pare essere continuato con gente che ballava sui tronchi e un’taglialegna nudo tra la folla. Dopo di loro, tutto è diventato improvvisamente noiosissimo.

Al secondo posto il padiglione cinese. Sia per la mistica nuvola di fumo bianco che inonda il giardino anti stante all’ingresso ad opera di Cai Zhisong; sia per peropare la causa per la liberazione di Ai Wei Wei, incarcerato dalla polizia cinese perché la sua arte è stata considerata anti regime, ed ora è scomparso e non si hanno più notizie.


Terza posizione per padiglione svizzero. Thomas Hischhrom presenta,  “Crystal of Resistance” una catasta di oggetti di uso comune accumulati e legati tra loro con scotch da pacchi, a cui sono stati applicati dei cristalli. Vi ricordate la grotta di cristallo di superman, ecco, immaginatevi di rivederla oggi, quindi piena di rifiuti.

Quarta posizione per la mostra “ILLUMINAZIONI” (titolo di questa edizione) curata da Bice Curiger, che è anche la curatrice di tutta la manifestazione. Si sviluppa nelle sale dell’arsenale e nel padiglione centrale dei giardini.
Non a caso decide di iniziare il percorso della mostra con due opere di Tintoretto, meastro incontrastato nell’uso della luce. Incontriamo poi Monica Bonvicini che propone le scale di luce, Urs Fischer che ricrea in cera la maestosa statua del Gianb, ologna “il Ratto delle Sabine”. L’enorme scultura stata accesa il primo giorno dell’inaugurazione e si consumerà per tutta la durata della biennale.

In successione Gianni Colombo e la sua stanza di tiranti luminosi.

La mostra prosegue poi al padiglione principale dei Giardini, ma ora è venuto il momento della menzione speciale e premio della critica per la pasticceria “Alle colonette” dove si possono gustare le pizzette della casa che tutti consigliano di assaggiare.

(Mercoledì il seguito della classifica)