Nel cuore della Sicilia, l’Eremo di Santa Rosalia alla Quisquina, nascosto nel fitto bosco del Parco dei Monti Sicani, è un luogo fermo nel tempo, carico di spiritualità, natura e storia. Un’oasi dove sentirvi in pace e immergervi nel silenzio più assoluto.

Photo Credits Eduardo Cullaro

Photo Credits: Eduardo Cullaro

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Ciò che rende così sacro questo luogo è una grotta (piccola e stretta) in cui visse in eremitaggio per ben 12 anni Rosalia, una nobildonna palermitana, proclamata Patrona di Palermo nel 1624. A questo punto è necessario che vi racconti un po’ di storia… Andiamo indietro nel tempo, nella Sicilia normanna del XII secolo.

Rosalia, nasce a Palermo dal ricco Conte Sinibaldo e da Maria Guiscarda, cugina di Ruggero II, re normanno. A circa 12 o 14 anni anni, la giovane fanciulla decide di fuggire di casa, perchè il padre la vuole in sposa al nobile principe Baldovino. Rosalia, invece, desidera dedicare la sua vita interamente a Dio e rinunciare al lusso e alla vita cui è stata destinata. Così, per sottrarsi al volere del padre, scappa da Palermo e si nasconde in questa grotta che lei ben conosce, perchè si trova nei possedimenti di proprietà del padre. Qui vivrà in eremitaggio dal 1150 al 1162. Ritornata a Palermo, continuerà a vivere in solitudine religiosa (fino alla morte) in una grotta del Monte Pellegrino.

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La tradizione racconta che, nel 1624, Santa Rosalia appare in sogno nella grotta del Monte Pellegrino ad una donna di nome Girolama, a cui la Santuzza, così Rosalia viene comunemente chiamata dai palermitani, indica il posto in cui si trovano i suoi resti mortali. Il 15 luglio, nel luogo indicato a Girolama, vengono ritrovate ossa umane e il pubblico consiglio di Palermo proclama Santa Rosalia patrona della città.

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In realtà, la commissione di teologi nominata dal Cardinale Giannettino Doria, non è certa che le ossa appartengano alla Santa. Ma ogni dubbio scompare in seguito ad un secondo evento miracoloso: il 4 febbraio del 1625 la Santuzza compare al saponaro Vincenzo Bonelli, recatosi sul Monte Pellegrino con intenzioni suicide per la prematura morte della moglie. Rosalia lo conduce alla grotta, gli indica le sue ossa e gli annuncia che, se le sue reliquie saranno trasportate in processione, la peste (dilagatasi a causa di un vascello proveniente da Tunisi) cesserà.E così accade: il cardinale autorizza una solenne processione in onore di Santa Rosalia e la città di Palermo viene liberata dalla grave epidemia.

Nel 1624, quaranta giorni dopo il rinvenimento dei resti mortali di Santa Rosalia, all’ingresso della grotta della Quisquina viene scoperta un’epigrafe incisa dalla stessa Santuzza: Io Rosalia, figlia di Sinibaldo, signore della Quisquina e del Monte delle Rose, ho deciso di abitare in questa grotta per amore di mio Signore Gesù Cristo“.

A questo punto della storia, spero non vogliate perdervi l’emozione di entrare nella grotta: un’esperienza intensa e, perchè no, molto commovente. L’ingresso è davvero stretto, le pareti sono umide e scivolose, ma una volta entrati vi troverete di fronte la bianca statua di Santa Rosalia che, vi assicuro, infonde un profondo senso di serenità.

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Ma le bellezze del luogo non finiscono qui: visitate il convento, costruito nel ‘600 per volere del mercante genovese Francesco Scassi; affascinato dalla storia di Santa Rosalia, fonda insieme ad altri tre uomini una congregazione di frati, devoti alla Santuzza.

Nel corso del Settecento il convento è stato uno dei più importanti della Sicilia: principi, vescovi e cardinali ne sono stati gli illustri ospiti, oltre a un gran numero di frati e novizi.

Le guide della Cooperativa La Quercia Grande vi condurranno nei diversi ambienti conventuali che racchiudono una storia lunga e preziosa e in cui nel corso dei secoli i frati hanno vissuto la loro quotidianità: il frantoio, la dispensa, le latrine, le celle, la cucina e il refettorio. La stanza del principe di Ventimiglia che periodicamente veniva in visita all’eremo e che provvide all’ampliamento del complesso, la legnaia, oggi trasformata in museo etno-antropologico, ed infine la cripta.

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Sulla parte posteriore dell’eremo ha inizio il piacevole sentiero di trekking Quercia Grande da percorrere a piedi o in bici per immergersi in una natura incontaminata tra muschio, tappeti di foglie, radure e ampi paesaggi, fino alla secolare quercia di 6-700 anni!

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Se vi trovate nella mia terra, non dimenticate di aggiungere nel vostro taccuino di viaggio questo angolo di Sicilia meno nota, nascosta tra profumi intensi di frassino, in cui trovare ristoro dalla calura estiva dell’isola. (Vi ricordo però che in inverno è più difficile raggiungere l’Eremo a causa della neve).

Dove? Unni? Santo Stefano Quisquina, presso la Riserva naturale Monte Cammarata (Parco dei Monti Sicani), tra Agrigento e Palermo, nella zona centro-occidentale della Sicilia.

Quando? Quannu? Nel periodo invernale l’Eremo si può visitare la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.Da luglio a settembre apertura giornaliera, ma per maggiori info ecco il sito e la pagina facebook.